Animali: solo nel Delta del Po 100mila uccelli vittime di bracconaggio

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Il bracconaggio in Italia è un fenomeno molto diffuso: si stima siano 100.000 gli uccelli vittime del bracconaggio nel Delta del Po; 90mila nel sud della Sardegna; 4-7mila le allodole uccise in Puglia, cui si aggiungono tra i 3 e i 6mila uccelli acquatici, e 150 rapaci ancora vittime sullo stretto di Messina. Uno strumento a contrasto è rappresentato dal Piano d’azione per il contrasto agli illeciti contro gli uccelli selvatici, adottato dal Governo Renzi.

Una svolta storica nella lotta al bracconaggio, una novità assoluta nel panorama nazionale e internazionale – spiega Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu – la cui regia è affidata al ministero dell’Ambiente e che vede in prima fila i Carabinieri del Cuufa e numerose associazioni ambientaliste che da decenni sono impegnate in diverse zone del Paese per il contrasto ai reati venatori“.

Sette i black spot individuati dal Piano d’azione: dal Sulcis in Sardegna allo stretto di Messina, dalle prealpi lombardo-venete al Delta del Po, dalle coste e zone umide pugliesi a quelle campane. Ognuna di esse illustrate dalle associazioni che da anni presidiano le zone con campi e attività di sorveglianza: Lipu, Wwf, Legambiente, Enpa e Cabs.

Un ruolo importante lo gioca l’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), che con Fernando Spina, Responsabile avifauna migratrice dell’Istituto – e membro italiano nella Convenzione di Bonn sui migratori – ha illustrato con cura il fenomeno della migrazione degli uccelli e dei pericoli che gli stessi corrono negli spostamenti tra un continente e l’altro.

Quella del bracconaggio è una vera guerra, con bunker, armi e trappole – ha affermato Danilo Selvaggi, direttore generale della Lipu – una guerra combattuta contro un popolo inerme e pacifico, che invece va salvaguardato con forza in quanto patrimonio di tutti, al di là dei confini nazionali e continentali. Salutiamo con favore l’avvio del Piano d’azione contro il bracconaggio, per il quale auspichiamo ci possa essere un adeguato investimento di risorse, perché in gioco non c’è solo la sopravvivenza della fauna selvatica ma anche la reputazione del paese.