Ambiente: “In Pianura Padana maggiori sforamenti di pesticidi nelle acque”

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La maggior presenza di pesticidi nelle acque si riscontra nella pianura padano-veneta, dove le indagini sono generalmente più approfondite (in termini di numerosità dei campioni e di sostanze ricercate); nelle regioni del nord, infatti, si concentra più del 50% dei punti di monitoraggio della rete nazionale.

Nel resto del paese la situazione resta ancora abbastanza disomogenea: non sono pervenute informazioni dalla Calabria, e in altre Regioni la copertura territoriale è limitata, così come resta limitato il numero delle sostanze ricercate. Lo rivela il rapporto dell’Ispra (il centro studi del Ministero dell’Ambiente) sui pesticidi nelle acque in Italia.

La presenza dei pesticidi interessa oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento. Nelle acque sotterrane è particolarmente elevata in Friuli 81%, in Piemonte 66% e in Sicilia 60%.

“Si trovano miscele di sostanze – ha spiegato il ricercatore Pietro Paris dell’Ispra -. In media 5, ma fino a 55. E la tossicità delle miscele è più alta di quella dei singoli componenti”. Ispra nel rapporto precisa che per le acque superficiali “dove il dato è superiore alla media, c’e’ stata un’ottimizzazione del monitoraggio in termini di punti di prelievo, nonché in termini di numero di sostanze analizzate. Le sostanze responsabili della maggior parte dei superamenti normativi (come il glifosate e l’AMPA, l’ATRAZINA-desetildesisopropil o il metolachlor ESA), non sono ricercate omogeneamente sul territorio nazionale”.

Nelle acque sotterranee, le sostanze che maggiormente hanno superato il limite sono gli erbicidi atrazina desetil desisopropil, glifosato e AMPA, bentazone e 2,6-diclorobenzammide, l’insetticida imidacloprid, i fungicidi triadimenol, oxadixil e metalaxil.