Terremoto Emilia Romagna: a 6 anni stanziati 4 miliardi, 2.9 già liquidati

“Dopo sei anni dal terremoto in Emilia, tutte le azioni messe in campo sia grazie al pubblico che ai cittadini ci riconsegnano un territorio con un’occupazione in crescita, un aumentato valore aggiunto, un Pil più alto, più esportazioni, maggiori investimenti e la permanenza di tutte le multinazionali”.

Sono le parole dell’assessore per le Attività produttive e la ricostruzione dell’Emilia-Romagna, Palma Costi, in Commissione territorio, ambiente e mobilità (presieduta da Manuela Rontini) che, pur sottolineando “l’irreparabilità del numero dei morti” dopo il terremoto, rimarca i dati positivi della ricostruzione.

“Ora ci stiamo concentrando soprattutto sui centri abitati perché la situazione in questi casi è più complessa. Qui confluiscono 18 milioni di euro di risorse regionali a cui si aggiungono 6,5 di cofinanziamento e 30 milioni dalla legge di stabilità del 2018”, spiega Costi.

L’assessore chiarisce poi le destinazioni e i contributi concessi dal 2012 ad oggi. In totale per le abitazioni e le imprese sono stati elargiti 4 miliardi di cui 2,9 già liquidati. In specifico, i contributi concessi per le abitazioni private sono stati 2,4 miliardi – di cui il 73% già liquidato.

Di conseguenza, anche l’assistenza per le famiglie senza casa è andata calando: ad oggi solo 1.715 nuclei familiari ricevono ancora agevolazioni, mentre 14.800 sono già rientrati nelle proprie case. Su questo dato definito “non trionfale” chiede chiarimenti Marco Pettazzoni (Lega nord), e Costi rassicura che si tratta di un numero che indica comunque un percorso in crescita. E per quanto riguarda le imprese, sono stati concessi 1,9 miliardi di euro di cui 1,1 già liquidati, ovvero l’87% di domande.

“Questo vuol dire – chiarisce l’assessore – che 1.595 interventi sono già stati completati ma ci sono ancora 655 pratiche che potrebbero ricevere il finanziamento e non l’hanno ancora richiesto”. L’invito è quello di spingere professionisti e proprietari di immobili a chiedere le liquidazioni dovute.

In questi sei anni 47 milioni di euro sono stati destinati anche alla messa in sicurezza delle aziende e, in totale, sono stati organizzati 952 incontri di informazione e sensibilizzazione per sbloccare le pratiche e garantire la formazione ai lavoratori. 60 milioni sono invece arrivati da cittadini, enti e associazioni come donazioni.

E infine, aggiunge Costi, “il Piano opere pubbliche: circa 167 milioni stanziati dalla nuova legge di bilancio del 2018 che andranno a coprire 1.380 interventi presentati dai Comuni (1.058 già approvati) che verranno poi finanziati nel 2019“.

“Ciò che si può fare ancora in campo legislativo – prosegue Costi – è garantire l’impignorabilità dei contributi per la ricostruzione a tutte le imprese che abbiano lavorato. Il tutto è regolarmente tracciato e disponibile nel sito Open ricostruzione, che permette di controllare lo stato di avanzamento di tutti i progetti.

Sul capitolo delle possibili ‘truffe’, interviene Silvia Piccinini (Movimento 5 stelle) che chiede di “fare il punto della situazione riguardo la concessione dei contributi”. “Sono solo un centinaio le domande presentate con documentazione falsa e o prive di requisiti,” chiarisce la Regione, “e l’attività preventiva svolta dall’amministrazione regionale e dai Comuni ha permesso di identificarle subito”. Garantita anche l’attività di controllo: sarebbero solo una dozzina i casi segnalati dove la magistratura indagherà per approfondimenti.

Pettazzoni solleva anche il caso di una delibera che in questi giorni avrebbe richiesto ad alcune strutture agricole colpite dal sisma, la rimozione degli hangar installati dopo il terremoto.

“Quella degli hangar era una possibilità individuata nell’immediatezza del sisma resa possibile anche grazie a risorse comunitarie, ora si sta pensando insieme a realizzare altre strutture non temporanee” è la risposta della Regione.

“Una ricostruzione attenta” commenta Enrico Campedelli (Partito democratico) “e dopo sei anni non era così scontato. Anche per quanto riguarda la messa in sicurezza del territorio ora siamo tecnicamente molto più avanti rispetto al 2011. E non dimentichiamoci che il 90% delle famiglie è già a casa”.