Nel Settecento a Torino i Savoia e la loro corte d’inverno si muovevano in slitta, gli scienziati dell’Accademia della Scienze studiavano i fiocchi di neve al microscopio e al Valentino si pattinava sul ghiaccio all’aperto. La serie storica che registra i livelli delle nevicate, che parte dal 1787 ed e’ la piu’ antica al mondo, segnava allora medie di mezzo metro.
Questi dati, accompagnati dalla proiezioni di immagini d’epoca – quadri, grafici e disegni – sono forse il modo piu’ immediato per capire cosa sia il climate change. E cosi’ lo ha mostrato il climatologo Luca Mercalli, presidente della Societa’ Meteorologica Italiana, intervenuto al convegno ‘Torino Climate Lab – Le citta’ e la sfida del cambiamento climatico’, che ha visto un confronto su questi temi fra il capoluogo piemontese e la citta’ di Portland nell’Oregon.
Portland, e’ emerso, in controtendenza con quanto avviene negli Usa negli ultimi 15 anni ha tagliato del 21% le emissioni nocive per il Clima, a fronte del +8% fatto registrare globalmente dagli Stati Uniti. Torino, ha rimarcato l’assessore all’Ambiente della Giunta Appendino, Alberto Unia, ha mappato tutto il verde urbano, scoprendo che qualunque cittadino puo’ raggiungere un’area verde in cinque minuti a piedi dalla propria abitazione.
E una volta alla settimana tiene incontri aperti ai cittadini sul nuovo piano regolatore. “Le due citta’ – hanno osservato gli esponenti della delegazione di Portland – sono simili: peccato che siano lasciate sole dai governi nazionali, che dovrebbero essere i primi a combattere la battaglia contro il riscaldamento globale”.


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