Nasa, Wood: “Ecco come le tecnologie spaziali migliorano la vita sulla Terra”

“Le tecnologie spaziali migliorano la vita sulla Terra”, parola di Danielle Wood, già Special Assistant e consigliere del vice amministratore della Nasa a Washington, oggi  a Trieste, in uno dei primi eventi ProEsof – tappe di avvicinamento all’Euroscience open forum del 2020.

Tra gli esempio, basta ricordare che “sono i satelliti, in Benin, ad aiutare dallo spazio Greenkeeper Africa a estirpare il giacinto d’acqua, una pianta altamente infestante che cresce nei territori acquitrinosi ma che, una volta essiccata, consente di assorbire oli esausti e gestire in maniera eco-compatibile i rifiuti liquidi delle industrie. Come? Attraverso il monitoraggio del territorio, l’individuazione di modelli di crescita stagionale e la geolocalizzazione dello sviluppo delle piante, che consentono di programmarne la raccolta in maniera più efficace.”

Danielle Wood, giovane ingegnere aerospaziale, in grado di abbattere solo con la sua figura tutti gli stereotipi che normalmente dipingono l’immagine dello scienziato, è attualmente alla guida dello Space Enabled Research Group al Media Lab del Mit (Massachusetts Institute of Technology), il gruppo di ricerca che si occupa di abbattere le barriere che limitano i benefici dell’esplorazione spaziale e promuovere l’uso di applicazioni tecnologiche per il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.

Anche per contrastare la carenza di acqua e cibo a livello globale le soluzioni si trovano ancora nella ricerca spaziale, ha detto Wood a una platea di ricercatori che lavorano nelle tante strutture che fanno di Trieste una vera e propria capitale della scienza.

Gli esempi arrivano da Messico e Malesia, dove per risolvere il problema della qualità dell’acqua vengono utilizzati i sofisticati sistemi di filtraggio studiati per garantire il riciclo dell’oro azzurro nelle navicelle spaziali. O ancora dalla Nigeria dove si stanno replicando gli esperimenti avviati per coltivare il cibo in condizioni di microgravità e con il minimo delle risorse. E gli esempi di tecnologie trasferite dallo Spazio a Governi, associazioni e imprenditori potrebbero continuare.

La conferenza, moderata dal direttore dell’Osservatorio Astronomico Giovanni Vladilo, organizzata dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e dal Centro internazionale di Fisica Teorica (Ictp) di Trieste, e’ solo un primo esempio di collaborazione tra il Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano e proEsof. Collaborazione che in autunno portera’ anche a Trieste l’hackathon della Nasa. Un evento mondiale in cui giovani potranno studiare dati open source forniti dalla Nasa e, con il supporto dell’agenzia spaziale a stelle e strisce, cimentarsi nella proposta di soluzioni innovative che rispondano al bene comune.