Salute, il medico: “Problemi di udito per 1 bebè su 1.000 non a rischio”

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Bimbi che parlano tardi, non rispondono al richiamo della mamma, non alzano il viso se sentono la voce di un estraneo. “A volte si pensa a una forma di pigrizia, ma un neonato su mille di quelli non a rischio presenta un deficit uditivo. Una diagnosi precoce è fondamentale per avviare un percorso terapeutico-riabilitativo per questi bimbi”.

Lo spiega Francesca Cianfrone, otorinolaringoiatra del San Camillo-Forlanini di Roma, che ricorda all’AdnKronos Salute come “i fattori di rischio per la sordità sono prematurità, basso peso alla nascita, una familiarità positiva per questo problema, malattie infettive in gravidanza”.

Ma la sordità può colpire anche piccoli non a rischio. Come rilevare un deficit uditivo nei bebè? “Semplicemente con uno screening uditivo neonatale, fatto direttamente nel reparto di maternità, attraverso un apparecchio molto semplice da usare, che può utilizzare il personale del nido ben istruito, proprio come avviene al San Camillo. Si tratta – spiega Cianfrone – delle otoemissioni acustiche, che registrano l’attività della coclea. Questo ci dirà se c’è una problematica uditiva. Un esame fondamentale per rilevare e quantificare il danno uditivo“.

“Al San Camillo nascono circa 2.000 bimbi l’anno, tutti vengono sottoposti a screening uditivo neonatale, e uno su mille presenta una problematica uditiva, mono o bilaterale”. Non solo. La collaborazione con il reparto maternità ha consentito anche la diagnosi precoce di sordità nei neonati a rischio ricoverati presso Tin (Terapia intensiva neonatale) e Patologia neonatale dell’ospedale, “permettendo al tempo stesso l’avvio di un percorso terapeutico-riabilitativo precoce, cruciale per l’udito di questi piccoli”, conclude l’otorinolaringoiatra.