Nell’era di #metoo neanche le dottoresse sono libere dall’incubo delle molestie sessuali. Dopo le numerose notizie di cronaca che testimoniano minacce e violenze nei confronti delle donne medico in Italia, a ‘fotografare’ il fenomeno negli Usa è uno studio di Medscape. Secondo il report, oltre una dottoressa su 10 e il 15% delle specializzande ha avuto un’esperienza di molestie sessuali sul lavoro negli ultimi tre anni.
In generale poi, il 7% dei medici (12% donne, 4% uomini) e il 9% degli specializzandi (16% contro 4%) riferisce di aver subito molestie. Le percentuali mostrano come il problema sia principalmente (ma non esclusivamente) femminile. Lo studio ha coinvolto oltre 3.700 professionisti.
Ebbene, circa la metà (47%) dei medici (uomini e donne) vittima di una molestia sessuale riferisce di essere stato insidiato da un collega. Negli altri casi si è trattato di amministrativi, personale non medico o pazienti, ma anche infermieri e studenti.
Nel caso delle dottoresse, il 97% ha indicato un uomo come aggressore, mentre i medici sono stati molestati da una donna nel 77% dei casi. La maggioranza delle vittime di molestie sessuali aveva fra 35 e 44 anni.
Apprezzamenti pesanti sul proprio fisico, palpeggiamenti, abbracci e altri contatti fisici indesiderati, esplicite allusioni sessuali sono fra le molestie più comuni descritte dalle dottoresse. Ma non sono mancate le ripetute richieste di appuntamenti, proposte esplicite o ‘pseudo-corteggiamenti’ con messaggini ed e-mail indesiderati. Più rare le aggressioni sessuali, gli stupri o i ricatti, con la proposta di una promozione in cambio di prestazioni sessuali.
“Il report sottolinea la necessità di intervenire sul tema delle molestie nella comunità medica e di assicurare che le vittime siano ascoltate”, afferma Hansa Bhargava, direttore Medscape Medical.
“E’ il momento di renderci conto della realtà del problema: le molestie possono verificarsi anche nel mondo sanitario e molte vittime sentono che le proprie denunce non saranno prese sul serio”. Insomma, occorre un cambio di passo, magari sfruttando l’onda lunga del #metoo. Anche perché a spaventare le vittime è anche il rischio di non essere prese sul serio o di veder macchiata la propria reputazione.
Così molte tacciono. Solo un quarto di tutti gli ‘incidenti’ segnalati ha portato ad un’indagine e si è intervenuti nel 38% dei casi. L’indagine ha coinvolto anche gli infermieri (questa parte verrà resa nota in seguito), per un totale di 6.200 operatori sanitari.


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