Ebola, Congo: l’Oms ‘declassa’ il rischio e continua il monitoraggio

Dopo gli ultimi progressi ottenuti nel controllo dell’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha rivisto la sua valutazione del livello di rischio per la salute pubblica, declassandolo a “moderato” per quanto riguarda l’ambito nazionale e “basso” per quanto riguarda l’ambito regionale, così come basso viene considerato anche a livello globale. Ma l’attività monitoraggio, condotta con il locale ministero della sanità, continua.

La decisione – comunica l’agenzia Onu per la salute – è stata presa il 3 luglio scorso, in base all’ultima ricognizione sulla situazione nel Paese africano, dalla quale era emerso che l’epidemia è stata “ampiamente contenuta”, considerando che sono trascorsi più di 21 giorni (periodo massimo di incubazione) dall’ultimo caso confermato dal laboratorio e che le attività di ricerca dei contatti si sono concluse il 27 giugno 2018, dopo che le ultime persone con potenziale esposizione al virus hanno completato il follow-up di 21 giorni senza sviluppare sintomi.

Oltre 20.000 le visite ai contatti condotte dal team sul campo durante l’epidemia. Il 12 giugno, l’ultimo paziente colpito da malattia da virus Ebola nella provincia dell’Equatore è stato dimesso da un centro di trattamento, dopo due test negativi su campioni di laboratorio in serie. La situazione è dunque sotto controllo.

Prima che l’epidemia possa essere dichiarata conclusa – precisa l’Oms – deve però trascorrere un periodo di 42 giorni (equivalente a due volte il periodo di incubazione) dopo l’ultima possibile esposizione a un caso confermato, senza che siano stati rilevati nuovi casi. Finché non verrà raggiunto questo traguardo, è fondamentale mantenere in piedi tutti i principali pilastri di risposta” all’epidemia, “compresa la sorveglianza intensiva per rilevare e rispondere rapidamente a qualsiasi insorgenza“.

Resta infatti il rischio “che rinascano catene di trasmissione potenzialmente non rilevate“, ma anche il rischio di una “possibile trasmissione sessuale del virus da parte di sopravvissuti di sesso maschile”, evidenzia l’Oms. Per questo si continua la sorveglianza rafforzata e il programma di monitoraggio dei sopravvissuti “fino a quando non verrà dichiarata la fine dell’epidemia”.

Dall’1 aprile al 3 luglio 2018, secondo gli ultimi dati rivisti, sono stati registrati un totale di 53 casi di malattia da virus Ebola, compresi 29 morti (mortalità del 55%) nella provincia dell’Equatore; 38 di questi casi hanno una conferma di laboratorio, 15 sono casi probabili (vale a dire pazienti con sospetta infezione da Ebola morti senza la possibilità di raccogliere campioni per i test). Tre i distretti sanitari che hanno riportato casi: Bikoro (21), Iboko (28), Wangata (4). Cinque casi hanno riguardato operatori sanitari, di cui due sono morti.

Per contenere l’epidemia era stato messo in campo anche un intervento di vaccinazione ad anello che ha portato all’immunizzazione di oltre 3 mila persone. L’Oms ora sostiene il ministero della sanità del Paese africano per stabilire un programma di un anno per l’assistenza ai sopravvissuti, con follow up, consulenze, test e supporto psicosociale.

Sulla base di fonti informali, 25 paesi hanno implementato lo screening d’ingresso per i viaggiatori internazionali provenienti dalla Repubblica democratica del Congo durante questo focolaio. Ad oggi non sono stati segnalati casi esportati e il rischio di casi persi in grado di viaggiare al di fuori della provincia dell’Equatore durante il periodo di incubazione è considerato ormai molto basso. Tuttavia, si è deciso di mantenere misure precauzionali.