Ridurre il numero degli ictus in Europa del 10% e trattare oltre il 90% dei pazienti in una Unità Neurovascolare come primo livello di cura entro il 2030, anno in cui si prevede un incremento complessivo della malattia del 34% (819.771 casi a fronte dei 613.148del 2015).
Questi gli obiettivi del Piano di azione europeo per l’ictus 2018-2030 dell’European Stroke Organization (Eso), promosso in occasione della Conferenza dell’organizzazione che si è svolta a Gothenburg (Svezia) lo scorso maggio, presieduta da Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e presidente uscente della Società scientifica europea.
Dai dati raccolti nello studio Burden of Stroke – Impatto dell’ictus in Europa dell’ottobre 2017 – ricorda l’Eso in una nota – emerge come aumenterà anche il numero delle persone che dovrà convivere con le conseguenze di una patologia che diventa cronica: si passerà dai 3.718.785 del 2015 ai 4.631.050 previsti per il 2035, con un incremento del 25% pari circa a 1 milione di persone in Europa.
Alla luce di questi dati, nel corso del meeting gli oltre 4.500 tra medici ed infermieri provenienti da più di 85 Paesi di tutti i continenti hanno individuato 7 campi d’azione su cui lavorare: prevenzione primaria; organizzazione dei servizi dell’ictus; gestione dell’ictus acuto; prevenzione secondaria con follow-up organizzato; riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi; la vita dopo l’ictus.
Oltre al coinvolgimento delle società scientifiche, anche quello delle associazioni dei pazienti presenti in ciascuna delle nazioni che fanno parte della Stroke Alliance for Europe (Safe), con attivazione di registri di qualità ed inclusione degli organi governativi. Il costo totale dell’ictus in Europa è stimato nel 2015 in 45 bilioni di euro ed è destinato ad aumentare, includendo sia i costi derivanti dall’assistenza sanitaria sia quelli indiretti a carico delle famiglie e delle società intera.
“È dunque fondamentale – sottolineano dall’Eso – che nella pianificazione di queste strategie comuni contro l’ictus in Europa siano coinvolti, oltre ad i rappresentanti di tutte le professioni che seguono il percorso di cura dei pazienti, anche i caregiver, le persone che sono state colpite da ictus e le associazioni di volontariato di ciascun paese”.



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