La richiesta di stilare, una volta per tutte, delle normative di sicurezza ‘ad hoc’ per garantire la sicurezza di chiunque si rechi nel vulcano solfatara di Pozzuoli (Napoli), nasce dall’esigenze di riscontrare in modo inappellabile il grave scenario emerso dalle perizie che la procura ha affidato ai consulenti Balestri e Boccia.
Le criticita’ emerse sono infatti numerose e preoccupanti: “vi sono pareti scoscese che gravano sull’area di visita, pareti da cui, nel corso degli anni, si sono gia’ staccati ‘massi’ rotolati a valle”; vi e’ inoltre “l’assenza di opere idrauliche volte alla regimazione delle acque per mitigare il rischio idrogeologico con conseguente lungo ristagno di acqua nell’area centrale craterica con assottigliamento del suolo”.
Come se non bastasse si sostiene che “sono state realizzate dagli indagati strutture sportive e tecnico-ricettive, gestite dagli stessi, senza alcuno studio specifico dei rischi, esponendo i terzi avventori al pericolo di inalazione di gas ed al pericolo di esposizione alle frane”.
Nel rapporto della procura si segnala inoltre che “l’area e’ interessata da continui microsismi che, in un contesto normale, non sono di particolare rilevanza, ma nell’area del cratere del Vulcano solfatara hanno importanza in quanto tutto la zona e’ oggetto di continui stress strutturali (micro fratture), ai quali si aggiunge le circolazione del gas in pressione dal sottosuolo che modificano continuamente la morfologia della superficie e del primo sottosuolo. Quindi al rischio vulcanico e strutturale si aggiunge anche il rischio geomorfologica da correlare anche al rischio frane”, scrive il pubblico ministero.
Balestri, nella sua relazione, ha evidenziato in modo particolare che l’area Fanagaia e l’area ad E, che si estende per una superficie di circa 1000 metri quadrati, “ha una pericolosita’ di crollo uguale a quella che si e’ verificata il 12 settembre del 2017”.
Lorenzo morto per una foto alla fangaia
Nel frattempo emergono nuovi dettagli sulla morte del piccolo Lorenzo Carrer. Voleva scattare una foto alla fangaia della Solfatara di Pozzuoli (Napoli) il ragazzo soffocato a 11 anni dalle esalazioni di un gas venefico tipica manifestazione delle fumarole che si era addensato nella cavita’ dov’e’ precipitato, apertasi sotto i suoi piedi, quel tragico 12 settembre 2017, a causa dell’attivita’ erosiva dell’attivita’ vulcanica.
Per salvarlo sono morti prima il padre, Massimiliano, e poi la madre Tiziana. Tutti vittime dell’H2S, sotto gli occhi dell’altro figlio della coppia, di 7 anni, l’unico sopravvissuto della famiglia. E’ una zona estremamente pericolosa quella dov’e’ accaduta la tragedia. Ed era aperta al pubblico e percorribile.
La crosta di terreno sulla quale i Carrer, e chissa’ quanti prima di loro, stavano camminando, era sottile e fragile, a causa dell’ erosione interna e, forse anche dalle intense piogge del giorni precedenti. Massimiliano si e’ calato in quella cavita’ per salvare il figlio, ma il gas l’ha ucciso; la moglie, Tiziana Zaramella, ha cercato di tendere una mano al marito e poi quando si e’ resa conto che cosi’ non poteva salvarlo, si e’ calata anche lei, inalando l’H2S e perdendo cosi’ la vita.
La societa’ che gestisce il vulcano Solfatara, emerge della perizie della Procura di Napoli, era a conoscenza della pericolosita’ rappresentata dalla presenza dei gas e della possibile apertura di voragini. Ciononostante non c’erano norme di sicurezza che avrebbero potuto salvare la vita alla famiglia Carrer, ai dipendenti in servizio, ai vulcanologi che li’ hanno strumenti per rilievi geotermici.


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