‘Toccare’ il Sole come Icaro: la Nasa aprirà la strada sabato mattina nella staffetta spaziale che ha questo ambizioso obiettivo. Si partirà con il lancio della Parker Solar Probe, che nei 7 anni di missione diventerà il primo veicolo a visitare una stella e quello che si avvicinerà di più in assoluto al Sole; sarà poi il turno dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con la sonda Solar Orbiter, il cui lancio, inizialmente previsto per ottobre, è slittato a febbraio 2020, giusto in tempo per rientrare nella finestra prevista di minima attività solare.
Avvicinarsi al Sole mentre è in ‘letargo’ “permette di seguire meglio come cambiano le regioni attive, le macchie solari e l’emissione di particelle man mano che si va verso il massimo del nuovo ciclo solare”, spiega Mauro Messerotti, dell’Osservatorio di Trieste dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e docente all’università di Trieste.
“La sonda Parker – prosegue l’esperto – arriverà ad una distanza record di 6,3 milioni di chilometri dal Sole: sarà immersa nella corona solare, dove le temperature raggiungono picchi di 1.377 gradi. Le immagini ultra dettagliate che scatterà ci aiuteranno a capire cosa accelera il vento solare e le particelle energetiche, in modo da permettere previsioni sempre piu’ accurate delle tempeste solari e del meteo spaziale”. Non dovrà osare tanto la Solar Orbiter dell’Esa, che “si fermerà a circa 43 milioni di chilometri dal Sole per osservarne le regioni polari da dove partono le ‘autostrade’ che portano le particelle solari nello spazio interplanetario”.


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