Shock a Terni, neonato trovato morto dentro una busta: aveva ancora il cordone ombelicale

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Shock a Terni dove un neonato è stato trovato morto dentro una busta della spesa in un’aiuola che delimita il parcheggio di un supermercato. Il piccolo aveva ancora il cordone ombelicale attaccato.

Anche per questo motivo, i poliziotti della questura che stanno indagando a tutto campo, sono propensi a pensare che il piccolo possa essere nato in giornata e poi abbandonato. Non è stato ovviamente ancora possibile chiarire invece se sia deceduto prima o dopo il parto. La presenza del cordone ombelicale indica che il parto non è avvenuto in ospedale.

Il neonato era stato adagiato nudo in una busta rigida, di quelle riutilizzabili che forniscono i supermercati, era avvolto con uno straccio e la testa adagiata su un’altra bustina di carta. Tutto sequestrato e al vaglio della scientifica per eventuali impronte.

“La legge italiana garantisce il diritto della donna di partorire in anonimato, consentendo alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’ospedale dove è venuto alla luce affinché sia assicurata l’assistenza e la tutela giuridica sia della madre sia del bambino”: lo ricorda la capo ostetrica dell’ospedale Santa Maria, Maria Antonietta Bianco.

“Siamo naturalmente molto addolorati sia per la mamma, probabilmente lasciata sola nella disperazione – commenta la dottoressa Bianco – sia per il neonato, che poteva salvarsi e vivere in una famiglia. Purtroppo ancora troppe donne non sanno che in ogni punto nascita italiano è possibile partorire in anonimato perché la legge tutela sia loro sia i propri figli”.

“Rispetto alla nostra esperienza – spiega – le donne che hanno fatto questa scelta sono pervenute al nostro ospedale talvolta seguite dai servizi sociali ed altre volte spontaneamente. L’ultimo caso lo abbiamo avuto nel 2016″. In Italia oltre alla possibilità di lasciare i neonati eventualmente non nati in ospedale nelle culle termiche (presenti in Umbria all’ospedale di Città di Castello e al residence Chianelli, presso l’ospedale di Perugia), la normativa vigente garantisce la tutela dell’anonimato della partoriente in ogni ospedale del territorio nazionale.