Alzheimer: 25 progetti ‘giovani’ per una diagnosi precoce

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Venticinque giovani scienziati “alla ricerca di un domani senza Alzheimer”, con altrettanti progetti triennali sostenuti da Airalzh Onlus in partnership con Coop, presentati oggi nei loro primi risultati all’università degli Studi di Milano in vista della Giornata mondiale dedicata alla malattia (21 settembre).

L’Associazione italiana ricerca Alzheimer Airalzh Onlus li sostiene dal 2016 con assegni banditi per 3 anni consecutivi dall’università di Firenze.

“Nonostante 2 anni siano un termine temporale decisamente minimo per la ricerca scientifica – afferma il presidente di Airalzh Sandro Sorbi, ordinario di Neurologia dell’ateneo fiorentino e direttore della Clinica neurologica dell’azienda ospedaliero-universitaria Careggi – sui vari argomenti oggetto di studio da parte della Rete nazionale dei giovani ricercatori Airalzh sono già stati pubblicati 27 lavori scientifici su riviste internazionali. Alla conclusione di questi progetti speriamo di poter individuare i malati di Alzheimer e di altre forme di demenza in maniera più precisa e soprattutto precocemente, quando ancora i sintomi siano minimi e tali che il rallentamento o l’arresto della progressione consentano ai malati di proseguire in una vita personale e sociale di accettabile qualità”. 

In occasione dell’appuntamento milanese i ricercatori Airalzh, supportati dai volontari Coop di Milano, hanno coinvolto studenti e passanti davanti alla Statale in via Festa del Perdono, per avvicinarli al tema e all’impegno scientifico di laboratorio. “Con il nostro lavoro ce la stiamo mettendo tutta per dare una speranza a tutti i malati di Alzheimer e alle loro famiglie – spiegano – ed è stato bello poterlo raccontare oggi direttamente a ragazzi anche più giovani di noi”.

L’attività di sensibilizzazione sulla demenza, che solo in Italia interessa oltre 1,4 milioni di persone, proseguirà nei punti vendita Coop della Penisola. Con l’iniziativa ‘Non ti scordar di te’, allestita con piantine di Erica Calluna, saranno organizzati desk informativi per informare i consumatori e raccogliere donazioni a favore della ricerca.

I progetti dei giovani della Rete Airalzh puntano a “rendere sempre più precoce e affidabile la diagnosi delle demenze attraverso lo studio di biomarcatori specifici, di nuovi strumenti diagnostici e di test specifici di analisi del linguaggio”.

I risultati dei primi 2 anni di lavoro spaziano da nuove interpretazioni degli esiti di esami come la Risonanza magnetica Rm o la tomografia a emissione di positroni Pet, alla ricerca di nuove sostanze ‘spia’ in fluidi biologici come il liquor o la saliva. C’è per esempio Valentina Cantoni, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze cliniche e sperimentali dell’università di Brescia, che sta lavorando all’applicazione della stimolazione magnetica transcranica Tms per distinguere in modo non invasivo fra le due principali forme di demenza, la frontotemporale e l’Alzheimer.

E c’è Giorgio Giulio Fumagalli, specialista in neurologia e ricercatore presso il Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti dell’università degli Studi-Fondazione Irccs Policlinico di Milano, che per migliorare e accelerare la diagnosi si concentra sull’analisi dei solchi disegnati sulla superficie degli emisferi cerebrali.

“Anticipare la diagnosi di Alzheimer è la sfida che ci siamo prefissati – sottolinea Sorbi – e riteniamo che la dedizione e l’entusiasmo dei nostri giovani scienziati, supportati da tutor autorevoli, porterà sicuramente a conclusioni degne di nota. Anno dopo anno vedo un incremento esponenziale della quantità di informazioni sulle malattie degenerative e sull’Alzheimer in particolare”, il che “significa nuove armi per combattere questa importantissima e gravissima malattia. Per questo sono fiducioso che gradualmente ci avvicineremo agli strumenti giusti per rallentare il percorso della malattia e speriamo, in futuro, per debellarla”.

Dal progetto di Cantoni – tutor Alessandro Padovani – emerge come “la potenzialità espressa dalla Tms in ambito diagnostico precoce fa ipotizzare un suo possibile utilizzo clinico“, che sarebbe “scevro dei limiti di disponibilità, costo e invasività di un monitoraggio effettuato con altri biomarker di neurodegenerazione quali ad esempio la Pet o l’analisi del liquido cerebro-spinale”.

Per gli esperti, inoltre, “l’individuazione dell’interessamento selettivo di circuiti diversi nelle diverse forme di demenza consente di ipotizzare l’individuazione di target di trattamento differenziati, e quindi lo sviluppo di farmaci specifici per ciascuna di esse”. L’ipotesi alla base degli studi di Fumagalli – tutor Elio Scarpini – è invece che, “rispetto ai soggetti normali, le dimensioni dei solchi aumentino in zone specifiche della superficie cerebrale nelle diverse forme di malattie neurodegenerative, permettendo di farne una diagnosi differenziale”.

La ricerca utilizza “misurazioni svolte sulle immagini Rm di numerosi Pazienti, effettuate sia con una valutazione visiva sia con un raffinato software specifico”. L’esame indica che “i solchi cerebrali in grado di differenziare con le loro variazioni dimensionali le diverse forme di demenza sono principalmente sei (olfattorio, cingolato anteriore, temporale polare, insulare, cingolato posteriore e occipitale posteriore)”.

“Il risultato si ottiene si ottiene sia utilizzando il software automatizzato sia utilizzando le scale visive”, e per gli scienziati “questa duplice possibilità è importante in quanto da un lato con un software automatizzato potrebbe essere possibile anticipare nel tempo la diagnosi di demenza frontotemporale, ma dall’altro si dimostra che anche un’analisi visiva mirata a specifici solchi cerebrali potrebbe essere applicata durante una visita ambulatoriale per meglio inquadrare la diagnosi di un paziente o definire il suo grado di malattia”.

“Continuiamo a credere e investire in questo progetto perché riteniamo colga un punto fondamentale nell’affrontare una patologia così invalidante come l’Alzheimer – dichiara Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative Consumatori) – Infatti, oltre all’assistenza a cui si dedicano altre organizzazioni, Airalzh ha come obiettivo primario quello di stimolare la ricerca. E Coop, con il coinvolgimento dei soci e consumatori, fa questo. Così facendo si pone a fianco di giovani studiosi e permette loro di impegnarsi in progetti di studio costruttivi e qualificanti”.

“Nel corso dell’anno – aggiunge Maura Latini, direttore generale Coop Italia – abbiamo selezionato 11 prodotti (a fine 2018 saranno 17) su cui posizionare lo slogan della campagna e indirizzare le scelte dei soci e consumatori. Dall’olio ai pomodorini, dal tonno all’acqua e alla piantina di erica che della campagna è il prodotto simbolo. Abbiamo riscontrato attenzione e disponibilità sia da parte dei soci e consumatori, sia da parte dei fornitori che ci hanno aiutato nel progetto. Uno degli ultimi prodotti segnalati, l’uva italiana, ha visto un ritorno importante e un ricavato in contributo pari a 132 mila euro”.