Terremoto, l’esperto: “Ricostruire borghi a ‘norma’ sarebbe una seconda distruzione”

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Nella ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del centro Italia c’è un eccesso di norme che rischia di creare un’altra ‘distruzione’. A lanciare l’allarme è l’architetto Alessandro Traini, interpellato dall’Adnkronos.

”I bellissimi borghi dell’Appennino distrutti dal sisma sono longobardi, medioevali, appartengono a un periodo in cui si lottava per un metro di terra e per questo sono così ravvicinati e incastonati fra loro. Ora, se per ricostruirli seguissimo le regole sulle distanze e sui distacchi, andremmo a stravolgere quei territori, ci sarebbe un diradamento delle costruzioni, le case non sarebbero più una vicina all’altra e quindi alla distruzione del terremoto seguirebbe un’altra distruzione, ancora più tragica, quella dell’identità e della bellezza” sottolinea l’esperto. Il principale nemico della ricostruzione è la burocrazia, afferma Traini, puntando il dito contro ”l’eccesso di norme”.

”Basti pensare che dal 2016 a oggi per le zone del ‘cratere’ sono stati fatti 3 decreti leggi, oltre 60 ordinanze e una ventina di circolari, una macchina burocratica enorme che ancora non ha portato a un testo unico. Certo, il terremoto di due anni fa ha avuto una portata eccezionale perché si è trattato di una sequenza sismica e quindi in seguito alle nuove scosse si è dovuti ripartire ogni volta con una nuova gestione dell’emergenza – spiega – ma anche la burocrazia ha una grande responsabilità”.

A questo proposito l’architetto Traini fa un esempio: ”Il primo decreto numero 189 del 2016 escludeva la messa in sicurezza dei beni culturali, inoltre c’erano conflitti di competenza, quindi antiche chiese romane, importanti storicamente, sono crollate in seguito alle scosse sismiche successive alla prima del 24 agosto, solo a dicembre del 2016 si è colmata la lacuna, ma in 5 mesi molti beni sono andati perduti, ecco perché non si deve esagerare con la burocrazia”.

Secondo Traini occorre quindi ricostruire avendo più coraggio e soprattutto lavorare a un testo unico per la ricostruzione, valido per tutte le future calamità, altrimenti, avverte, ”dopo ogni terremoto perderemo due anni per approntare una norma emergenziale”. Un ruolo importante infine, spetta alla manutenzione, che ”purtroppo oggi nessuno vuole più fare – conclude Traini – e così ogni pioggia diventa una frana, ogni nevicata una valanga, mentre dovremmo presidiare i nostri territori”.