La vitamina D, sintetizzata principalmente dalla cute attraverso l’esposizione solare, è essenziale nella salute dell’osso e aiuta l’organismo ad assorbire il calcio. Una sua carenza può quindi comportare una ridotta mineralizzazione ossea e l’insorgenza di osteoporosi e rachitismo.
Se ne è parlato alla Second International Conference on Controversies in Vitamin D, il congresso tenutosi a Monteriggioni (Si), organizzato sotto l’egida di Gioseg (Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group), interamente incentrato sulla vitamina D e le patologie legate alla sua carenza nell’organismo umano.
Gli esperti presenti al summit di Monteriggioni, attraverso l’analisi dei più recenti studi scientifici e il confronto sull’esperienza clinica, hanno condiviso e discusso gli aspetti più rilevanti relativi a patologie e studi clinici sulla vitamina D, come somministrazione, effetti scheletrici ed extrascheletrici, o correlazioni fra il deficit di vitamina D e patologie come obesità e diabete.
Sempre più pazienti e patologie, stanno scoprendo l’importanza dell’integrazione delle vitamina D, un ormone che la nostra cute sintetizza attraverso l’esposizione solare ma che, in alcuni individui, risulta carente rispetto ai valori ottimali. È quindi fondamentale eseguire una corretta anamnesi del paziente per accertarne il deficit, intervenendo successivamente in maniera adeguata.
Presente al meeting anche Andrea Giustina, professore ordinario di endocrinologia dell’Università San Raffaele e coordinatore del comitato scientifico del meeting, che ha posto l’accento sulla necessità di migliorare la personalizzazione terapeutica per ogni paziente preso in esame. “La personalizzazione clinica è fondamentale – ha affermato Giustina – Oggi sappiamo che il grado di carenza di vitamina D varia fra i soggetti in esame. Diviene così indispensabile modulare la somministrazione di ogni singolo soggetto, per ripristinare lo stato ottimale di vitamina D nel sangue”.
“L’obiettivo del meeting – ha proseguito Giustina – è raccogliere un numero di esperti significativi a livello mondiale per affrontare le controversie relative alla diagnosi della carenza di vitamina D nel mondo. In queste occasioni vengono prodotti documenti che, ci auguriamo, possano aiutare tutta la comunità scientifica nel miglioramento di ogni aspetto legato alla vitamina D in ambito medico, come già successo lo scorso anno in occasione del convegno di Pisa”.
Anche Stefano Gonnelli, presidente Siommms, è intervenuto durante il convegno di Monteriggioni, ponendo l’accento sulla necessità di sperimentazione al fine di migliorare ogni aspetto del trattamento clinico.
“I pazienti che maggiormente necessitano di vitamina D sono quelli che devono integrare la terapia specifica per osteoporosi, a questi si aggiungono quelli che hanno carenza naturale di vitamina D. La necessità di sperimentazione è sempre più importante in questo campo: ogni categoria di pazienti avrà necessità di definire soglie e dosaggio di trattamenti. Convegni come questo sono un primo passo verso la formulazione di nuove linee guida nei trattamenti relativi all’assimilazione della vitamina D”.


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