Il virus West Nile (Febbre del Nilo) in Emilia-Romagna ha fatto registrare “87 casi di malattia neuro invasiva, con 14 decessi (eta’ media 80 anni), 65 casi di forme febbrili, 22 casi di infezione senza sintomi scoperti in donatori di sangue“. Un picco e’ stato rilevato tra il 27 luglio e il 10 agosto e la localizzazione dei casi e’ nelle province di Modena, Bologna, Ferrara e Ravenna.
Un quinto dei soggetti colpiti ha mostrato una sindrome simil-influenzale e meno dell’1% gravi patologie neurologiche (meningite, encefalite o paralisi). L’assessore regionale alla sanita’, Sergio Venturi, ha fatto il bilancio nell’informativa in commissione Salute e Politiche sociali sulla recrudescenza del virus, sollecitata dal sovranista Michele Facci (Mns), che ha riportato il suggerimento di “un dirigente dell’ospedale di Ferrara” per rispondere all’emergenza con “nuove forme di vaccinazioni”: una risposta puo’ essere “anche – ha detto Facci – una ricerca scientifica per individuare una nuova profilassi per l’uomo, che puo’ passare appunto dai vaccini”.
In Italia sono stati confermati 365 casi al 5 settembre (148 nella forma neuro invasiva) e quasi tutti nel bacino padano: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. “Con la differenza – spiega l’assessore – che le altre regioni non hanno un sistema cosi’ strutturato e il piano di sorveglianza e controllo messo in atto dall’Emilia-Romagna e’ il modello di riferimento”. Anche per questo, la richiesta avanzata da Alan Fabbri, capogruppo della Lega nord, di prendere esempio dal Veneto, che ha sovvenzionato i Comuni per un piano di contrasto al virus, e’ stata respinta: “Se comparati al Veneto, apparentemente, abbiamo fatto azioni meno straordinarie, ma questo perche’ noi prevediamo interventi ordinari che vengono fatti ogni quattro settimane”. La sorveglianza sanitaria delle infezioni è infatti attiva “dall’11 giugno al 31 ottobre e prevede di segnalare tutte le forme cliniche, anche sospette, di malattie neuro invasive”.
La riduzione del rischio di malattia per l’uomo viene perseguita con diversi interventi: innanzitutto “la prevenzione del rischio di trasmissione attraverso la donazione di sangue, di organi e di tessuti”. Poi la lotta larvicida alle zanzare: “Ai Comuni viene chiesto di procedere alla distribuzione dei prodotti e di avviare iniziative comunicative per promuovere il coinvolgimento dei cittadini nella gestione di aree private. Ad agosto, visto la diffusione del virus, si e’ chiesto ai Comuni di raddoppiare gli interventi portandoli da una cadenza mensile a quindicinale fino al 30 settembre. Come ogni anno dal 2008, gli interventi di disinfestazione straordinaria richieste ai Comuni, saranno rimborsati interamente dalla Regione a stagione conclusa. Nel 2018, il finanziamento regionale e’ di un milione di euro”.
Per Giulia Gibertoni (M5s), “l’impressione è che alcuni enti locali siano stati pronti, altri un po’ piu’ inermi”. Marcella Zappaterra (Pd), ricordando che Ferrara e’ stata la provincia piu’ colpita, ha riconosciuto che “i Comuni sono andati in ordine sparso“, suggerendo per il prossimo anno che “la Regione, oltre a capire se ci sono altre misure da mettere in atto”, vigili “anche che i Comuni si comportino tutti nello stesso modo e che i privati facciano uso dei kit”. E per Mirco Bagnari (Pd) anche “sul tema delle risorse la Regione dovra’ fare di piu’, ma le aziende sanitarie dovranno fare la loro parte. Credo ci sia la necessita’ di rendere piu’ sinergici gli sforzi”.


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