Nobel per la Medicina, reazione dei premiati: “Il sogno di una vita, ma la ricerca non si fermi”

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“E’ il sogno di una vita. Sono ancora stordito”. James P. Allison sta dormendo in un hotel di New York, dove è atteso a una conferenza sull’immunologia, quando alle 5.30 del mattino il figlio riesce a contattarlo per comunicargli che è lui il Nobel per la Medicina 2018. La telefonata del Comitato del premio lo raggiunge soltanto dopo, quando già la stanza è invasa di colleghi, arrivati a bussare alla sua porta un’ora dopo – alle 6.30 – con calici e bottiglia di champagne per una festa improvvisata.

“Non mi è ancora del tutto chiaro”, spiegherà Allison in una conferenza stampa post assegnazione, i cui contenuti sono riportati da più media Usa. “Sono stato uno scienziato di base. Il fatto che il mio lavoro abbia realmente avuto un impatto per le persone è una delle cose migliori a cui possa pensare. È il sogno di tutti”. Concetti che ribadisce anche al telefono con un componente dello staff del sito web ufficiale del Nobel. C’è il lavoro di Allison a monte dell’approvazione nel 2011 da parte della statunitense Fda di ipilimumab, il primo di una classe di farmaci chiamata inibitori del checkpoint, ricorda il ‘Washington Post’. La loro missione è liberare il sistema immunitario permettendogli di scatenarsi contro i tumori.

Un approccio che ha mostrato risultati contro neoplasie come il melanoma metastatico, i tumori della vescica e del polmone, aprendo a una rivoluzione nel trattamento e a un mercato da miliardi di dollari per i farmaci. L’ex presidente Jimmy Carter, ricorda ancora il quotidiano Usa, è stato trattato con uno di questi farmaci, insieme alla chirurgia e alle radiazioni. La sfida di una vita in laboratorio Allison l’ha voluta celebrare anche con la sua più grande passione: la musica.

Se per Honjo la seconda passione dopo il bancone del laboratorio è il golf, ‘The Checkpoints’ è – non a caso – il nome della band in cui lo scienziato americano suona l’armonica. Un gruppo composto da altri medici e ricercatori come lui, con cui ha collezionato momenti da ricordare, raccontano i suoi amici citati dal ‘Wall Street Journal’. Come quando ha suonato l’armonica su un palco di fronte a 70 mila persone, con il cantante country Willie Nelson. Allison è cresciuto in una piccola città nel Sud del Texas, dove il padre, che era medico, visitava a domicilio. La madre è morta di tumore quando era un ragazzino e dopo di lei il cancro gli ha rubato diverse persone care. Lui stesso è un ‘survivor’.

È sposato con Padmanee Sharma, medico specialista in tumori a rene, vescica e prostata all’Md Anderson. Allison, invece, all’inizio delle lezioni all’Università del Texas a Austin si rese conto che la scuola medica non faceva per lui. Come ricercatore, dice, “mi piace lavorare sul limite e poter sbagliare molto”. La sua missione è sempre stata la comprensione dei meccanismi del sistema immunitario. “Volevo sapere come funzionavano le cellule T”, dice. Erano anni che il premio non andava a una terapia anticancro, ha ricordato l’intervistatore parlando anche con l’altro scienziato, Tasuku Honjo, insignito con Allison del riconoscimento più ambito nel mondo della scienza.

Il collega giapponese lo ha definito “un grande onore”. Anche per lui l’impatto delle sue ricerche sui destini dei pazienti è la cosa più importante. “Molte persone hanno provato” e lavorato “duramente” per trovare una cura contro i tumori e “hanno fallito. Anch’io mai mi sarei aspettato che le mie ricerche funzionassero in un nuovo sistema di trattamenti”. La più grande fonte di “gioia” per lo scienziato nipponico è che i pazienti che gli capita di incontrare gli dicano: “Hai salvato la mia vita. Mi fa veramente piacere vedere che quello che è stato fatto è veramente significativo”. Ma la strada è lunga, puntualizzano i due scienziati freschi di Nobel. E la ricerca deve andare avanti, è il loro monito.

Allison spiega che il suo attuale impegno si concentra sul cercare di capire perché i farmaci funzionano e perché falliscono. “Abbiamo ancora molto lavoro da fare”, sottolinea. E lo stesso rimarca Honjo: “Ci sono ancora vari problemi, il più importante è che al momento solo” una parte “dei pazienti sta rispondendo. Dobbiamo trovare dei marker che predicano chi è responsivo e chi no. E dobbiamo migliorare l’efficacia del trattamento. Attualmente questo è l’obiettivo di moltissimi scienziati e aziende, e credo che questi due problemi saranno risolti nel futuro”. Il Nobel è “un incoraggiamento. Ci serve il potere di molte e molte persone per spingere questo tipo di terapie a un livello veramente soddisfacente”, è il messaggio dello scienziato nipponico che sottolinea la necessità di più investimenti nella ricerca di base e di più occasioni da offrire ai ricercatori, soprattutto giovani. Allison e Honjo saranno entrambi a Stoccolma a dicembre per la cerimonia ufficiale di consegna del Nobel. I due scienziati si conoscono molto bene e, come ricorda Allison, hanno condiviso un altro importante premio scientifico, il Tang Prize.