“Non c’è più sordo di chi non vuole sentire”. La Confagricoltura siciliana, tirata in ballo dalle dichiarazioni rilasciate dal patron della “Oleifici Bono” di Sciacca che definisce come “fake news” l’allarme lanciato in occasione dello sbarco a Palermo di 800 tonnellate di olio biologico tunisino (l’equivalente di quasi L milione di bottiglie), tiene a precisare nuovamente i contorni della vicenda lasciando ogni giudizio di merito alla politica ed alla pubblica opinione.
Che l’ltalia sia deficitaria nel settore dell’olio d’oliva è un fatto risaputo da diverso tempo e la Spagna, a cui ci lega l’euro, è tradizionalmente il nostro principale fornitore. Proprio per questa ragione il paese iberico è tenuto al rispetto delle regole comuni sulla concorrenza, per i metodi di produzione e di quelle per la certificazione del biologico. Nulla vieta, nell’ambito del mercato globale, di poter acquistare la materia.prima anche da paesi extra UE, a condizione che questa provenienza venga indicata chiaramente in etichetta. Ai contingenti di olio tunisino sbarcati in estate in Sicilia, proprio a ridosso dell’inizio della nuova campagna olivicola, per motivi umanitari votati dal Parlamento Europeo non vengono applicati i dazi doganali owero quegli automatismi in grado di disinnescare, alla fonte, qualsiasi forma di concorrenza sleale basata sul differenziale dei costi di produzione.
“Bene ha fatto– sottolinea ancora la Confagricoltura siciliana – l’europarlamentare Corrao a presentare un’interrogazione per conoscere quali siano gli organismi competenti a vigilare sulla corretta applicazione degli accordi comunitari in deroga al fine di verificare il rispetto dei quantitativi contingentati”. Senza questa forma di controllo, da effettuare non solo in ltalia me in tutti i porti di sbarco europei, enche in quelli spagnoli, potrebbe infatti essere scongiurata qualsiasi ipotesi di triangolazione che utilizzi la Tunisia come porta d’ingresso per olio proveniente da altri luoghi d’origine in esenzione di dazi doganali.
“E’ chiaro, anche per chi di economia ne mastica poco come gli agricoltori, che ogni intervento effettuato sul lato dell’offerta causa di conseguenza un effetto sulla domanda e quindi per la formazione dei prezzi. In Sicilia evidenzia la Confagricoltura regionale – questo è ancora più accentuato a causa dell’eccessiva polverizzazione dei produttori e del loro scarso potere contrattuale. ll metro di paragone per la formazione dei prezzi utilizzato da chi ha in mano il mercato, negli ultimi anni, è stato sempre stranamente orientato verso il ribasso sia in anni di carica che di scarica come la campagna che sta per iniziare”.


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