Chikungunya: ‘ciò che si piega’. E’ il nome di una malattia virale e pericolosa, spesso scambiata per artrite reumatoide a causa dei sintomi debilitanti a carico delle articolazioni, che porta alla tipica postura curva.
“Le manifestazioni della malattia – spiega Vincenzo Bruzzese, past president della Società Italiana di Gastro reumatologia – vengono spesso confuse e trattate come artrite reumatoide, è invece necessario indagare più approfonditamente per una diagnosi differenziale corretta”. Il virus è trasmesso dalla zanzara del gruppo Aedes, in particolare dalla Aedes aegypti in paesi tropicali o dalla Aedes albopictus (la zanzara tigre) nel bacino del Mediterraneo.
“In questo caso – continua Bruzzese – chiedere al paziente se sia da poco rientrato da un viaggio o risieda in Paesi in cui la zanzara sia presente e indagare l’insorgenza di febbre, è un buon inizio, per migliorare il processo di diagnosi precoce e intervenire repentinamente”. L’appello arriva dal 5° Congresso della Società Italiana di Gastro reumatologia. A causa dei cambiamenti climatici in atto e dei frequenti viaggi in Asia e nei Paesi tropicali – la Chikungunya è diventata un nemico frequente, ancora poco conosciuto in occidente. Le epidemie interessano un grande numero di persone in un breve periodo di tempo, producendo non solo casi acuti, ma sino al 40% dei casi anche un numero elevato di casi cronici.
In Italia e in Europa si è assistito – nell’ultimo decennio – all’aumento della segnalazione di casi importati e autoctoni di arbovirosi (tra le quali proprio la febbre da virus Chikungunya) molto diffuse nel Mondo. Dopo il primo episodio accaduto nel 2007 nel ravennate, in Italia si sono verificati due nuovi focolai autoctoni – tra loro collegati – nel Lazio e in Calabria nel 2017, con circa 500 casi.
“La malattia può avere un andamento bifasico”, spiega Emanuele Nicastri, direttore della Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive ad Alta Intensità di Cura dello Spallanzani di Roma, nella sua relazione al Congresso. “Dall’incubazione – continua Nicastri – che ha un periodo-finestra che va dai 2 ai 14 giorni, la febbre da virus Chikungunya si manifesta con febbre alta spesso oltre i 39°, esantemi cutanei che si evidenziano dopo circa 3 giorni dall’inizio della febbre e possono diventare pruriginosi e sintomi tipici delle poliartriti. Altri segnali sono forti emicranie, congiuntivite, mialgia, ingrossamento dei linfonodi periferici, sintomi gastrointestinali e neuropatie diffuse che danno stanchezza e spossatezza. La seconda fase è quella cronica che, dopo un iniziale miglioramento dopo la fase acuta, può durare anche mesi ed è particolarmente invalidante. È caratterizzata da dolore diffuso alle articolazioni, rigidità articolare mattutina, dolore, gonfiore delle parti colpite e spossatezza persistenti”.
Sino al 40% dei casi, infatti, i sintomi si stabilizzano sfociando in poliartrite, manifestandosi prima come piccoli rigonfiamenti delle articolazioni distali, sino a immobilizzare il paziente a causa del dolore e della mancanza di forza muscolare. Studi condotti sulla patogenesi della malattia avvicinano la Chikungunya cronica all’artrite reumatoide con la quale condivide anche molte caratteristiche cliniche. Non sono ancora disponibili vaccini o farmaci antivirali contro la Chikungunya.
Il trattamento della fase acuta è sintomatico, mentre nelle fasi croniche sono stati utilizzati diversi farmaci antireumatici, che modificano il decorso della malattia con esito variabile.


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