Giuliano de’ Medici: il prodigo fratello di Lorenzo il Magnifico e la sua sfortunata storia di vita e di morte

Giuliano di Piero de’ Medici, nato a Firenze il 28 ottobre 1453, era il fratello di Lorenzo il Magnifico. Era dunque il secondogenito di Piero il Gottoso e Lucrezia Tornabuoni. La sua educazione, come quella del fratello Lorenzo, fu di natura prettamente umanistica, come si usava all’epoca, ma anche orientata agli affari politici e finanziari. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1469, si ritrovò insieme al fratello Lorenzo a capo della Signoria di Firenze. Giuliano aveva solo quindici anni e due grandi passione: l’arte e la cultura. Lorenzo gli diede però piena fiducia e lo volle al suo fianco nella gestione di Firenze e degli affari di famiglia, assegnandogli compiti di grande responsabilità.

Il 29 gennaio 1475 Giuliano prese parte al torneo in piazza Santa Croce cantato anche da Agnolo Poliziano nelle Stanze per la giostra. I contendenti “lottavano” per un ritratto della bellissima Simonetta Vespucci, e fu proprio Giuliano a vincerlo. Lo donna, considerata una della delle più belle del Rinascimento, fu la musa ispiratrice di molti artisti, primo tra tutti Sandro Botticelli. Simonetta morì giovanissima, a soli 22 anni, prima di Giuliano con il quale pare che avesse una storia di amore, forse soltanto platonica. La vittoria della giostra di piazza Santa Croce aumentò notevolmente la notorietà del rampollo dei Medici, il quale divenne a tutti gli effetti, insieme al fratello, una delle personalità più influenti della città.

La vita sentimentale e amorosa di Giuliano fu sempre travagliata e “disordinata”. I matrimoni prospettati per lui furono tanti, ma non andarono in porto. Solo nel 1477 accettò finalmente un accordo matrimoniale decidendo di sposare Semiramide, sorella di Jacopo IV Appiano, signore di Piombino. Giuliano pretese però che tra gli accordi matrimoniali fosse inserito un contratto d’affitto delle miniere di ferro dell’Isola d’Elba, ovviamente a favore suo e del fratello Lorenzo. Il destino, però, aveva già deciso per il secondogenito della famiglia de’ Medici: il matrimonio con Semiramide non fu mai celebrato perché il promesso sposo morì quando ancora erano in corso i preparativi per le nozze. Il vero amore di Giuliano fu però tale Fioretta Gorini, figlia del corazzaio Antonio Gorini, dalla quale ebbe un figlio illegittimo nel 1478. Giulio de’ Medici, nato un mese dopo la morte del padre, fu dichiarato legittimo per matrimonio clandestino da papa Leone X; in seguito lo stesso Giulio divenne a cardinale e papa, con il nome di Clemente VII.

Era il 1478 quando la famiglia Pazzi, acerrima nemica dei Medici, con l’appoggio di Papa Sisto IV e di altri sovrani, attuò un’atroce vendetta dovuta a invidie e gelosie: la Congiura dei Pazzi. Il 26 aprile di quell’anno, durante una funzione in Santa Maria del Fiore, Francesco de’ Pazzi e Bernardo Baroncelli uccisero Giuliano e tentarono di fare lo stesso con Lorenzo, che riuscì a cavarsela con qualche ferita. L’agguato era fallito una prima volta: qualche tempo prima, infatti, i congiurati avevano deciso di servire cibi avvelenati ai due fratelli, ma l’assenza di Giuliano nell’occasione pubblica scelta fece saltare il piano. E nemmeno la domenica della sua morte Giuliano doveva essere presente, ma alcuni congiuratori andarono a prenderlo al Palazzo Medici in via Larga con una banale scusa.

Il corpo di Giuliano venne sepolto nella chiesa di San Lorenzo il 30 aprile: ai funerali parteciparono tutti i giovani fiorentini vestiti a lutto. Solo in un secondo momento la salma venne tumulata nella Sagrestia Nuova di Michelangelo, dove si trova ancora oggi insieme a quella del fratello. La morte di Giuliano fu un’arma a doppio taglio per i congiurati perché sortì l’effetto contrario a quello desiderato dai cospiratori: Lorenzo fece uccidere tutti i colpevoli e bandì la famiglia Pazzi da Firenze, ma fu soprattutto l’opinione pubblica della città medicea a fare la differenza. La maggior parte dei cittadini si schierarono dalla parte dei Medici, sigillando finalmente il loro potere sulla città e mettendo in minoranza i loro avversari.