Influenza 2018/2019, a Bari in coma 59enne: primo caso in Italia

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L’influenza 2018/2019 sta facendo il suo esordio e iniziano le prime complicanze: un barese di 59 anni è ricoverato in Rianimazione al Policlinico di Bari. L’uomo, una persona in buono stato di salute generale, ha contratto l’infezione in loco: il virus responsabile – secondo le analisi condotte dal laboratorio di Epidemiologia e sanità pubblica diretto dalla prof.ssa Maria Chironna, è una variante dell’A/H1N1, lo stesso responsabile della pandemia del 2009, che – secondo l’Iss – quest’anno in Puglia è comparso per la prima volta in Italia.

L’uomo lamentava febbre e difficoltà di respirazione, ed è stato tenuto in osservazione per 24 ore con ventilazione artificiale. L’aggravamento del quadro clinico ne ha però imposto il trasferimento al Policlinico, dove il paziente è stato ricoverato nel reparto di Rianimazione II: a fronte di una insufficienza respiratoria grave, è stato disposto il trattamento con l’Ecmo, la macchina cuore-polmoni per la circolazione extracorporea. La sua situazione, secondo la direzione sanitaria del Policlinico, è piuttosto seria.

«La sorveglianza epidemiologica è già iniziata – aggiunge la professoressa Cinzia Germinario, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico regionale – e ci sono già i primi casi, circa 4mila in Puglia. A giorni partirà la sorveglianza virologica». Bisogna, tuttavia, tenere la guardia alta: «Anche se non ci sono emergenze specifiche sull’influenza – dice la Germinario, ricordando che si tratta di una malattia infettiva che si trasmette per via aerea – è fondamentale vaccinarsi, recandosi dal proprio medico di famiglia». Il caso di questi giorni, però, indurrebbe a spingere il consiglio di vaccinarsi anche alle persone che non rientrano nel programma di offerta attiva e che non presentano fattori di rischio, per le quali il vaccino anti-influenzale è a pagamento.

Il virus responsabile dell’infezione rilevata nel caso di Bari – dicono i medici – induce ad essere molto attenti. All’epoca, nel 2009, ci fu una grande sottovalutazione. Gli studi successivi hanno mostrato le reali conseguenze di quella infezione, perché il virus di 10 anni fa è molto spesso associato a quadri gravi.