Roma, è allerta per il fiume Tevere: un’alluvione metterebbe a rischio la vita di 250mila persone

“Oggi i problemi sono molto gravi come hanno dimostrato le piene dell’11 dicembre 2008, del novembre 2012 e del gennaio 2014 con zone sott’acqua. Le cartografie aggiornate dell’Autorità di Distretto mostrano fragilità mai strutturalmente affrontate. Il rischio oggi riguarda un territorio urbano di 1.135 ettari dove vivono e lavorano circa 250.000 persone, è la più elevata esposizione d’Europa”. E’ quanto emerge dal Primo Rapporto sullo stato del bacino del Tevere in merito al rischio alluvioni ed esondazioni presentato nel corso degli Stati generali del Tevere e realizzato dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale.

“Roma ha zone in gran difficoltà anche solo per un acquazzone, come abbiamo visto il 10 settembre e il 5 novembre scorsi, quando si sono verificati allagamenti anche alle piste di Fiumicino – si sottolinea nel rapporto – Inutile stupirsi quando il sistema fognario è in parte non in perfetta efficienza, manca la corretta e continua manutenzione dei tombini e sono inefficienti e in gran parte scomparse per sversamento di rifiuti e vegetazione spontanea circa 700 km di indispensabili vie d’acqua tributarie del Tevere e dell’Aniene: canali, fossi, sistemi di scolo”.

Le alluvioni, spiega l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, sono entrate a far parte della storia ufficiale e popolare della Capitale con l’acqua del Tevere giunta a livelli di grande pericolosità e impatto in diverse epoche.

Nell’antichità e poi nell’era moderna Roma è sempre stata una vera propria città fluviale con diversi porti, un traffico notevole di passeggeri e merci e con il fiume che spesso tracimava e entrava nelle case oltre ad allagare vie e corsi cittadini. Sono registrate alluvioni fin dall’antichità anche in sequenze ravvicinate.

Dal periodo dall’Unità d’Italia a oggi, si legge nel rapporto, quattro grandi alluvioni hanno visto la città in grande difficoltà: 1870 Altezza 17,22 m, portata 3.300 mc/s; 1937, Altezza 16.84 m, portata 2.900 mc/s; 1947, Altezza 14.53 m, portata 2.300 mc/s; 2012, Altezza 13,49 m, portata 1.933 mc/s.

“I livelli di ogni piena storica sono tante ‘lezioni’ segnalate anche da 90 ‘manine’ e lapidi di marmo murate sulle facciate di chiese e palazzi del centro storico – spiega l’Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino Centrale – Fu una delle più tragiche, il 28 dicembre 1870 con 17,22 metri a Ripetta, che diede il via al Progetto Canevari per gli alti Muraglioni di travertino in centro storico che vediamo oggi”. La loro costruzione durò circa mezzo secolo, conclusa nel 1926. Il sistema però entrò in crisi nella grande piena del 28 dicembre del 1937 quando Roma e la campagna ormai diventata città furono allagate. Ai Muraglioni si aggiunsero le dighe idroelettriche di Corbara (1962) e Alviano (1964), le traverse di Castel Giubileo (1952), Nazzano (1956) e Ponte Felice (1961). 2

383 SITI A RISCHIO FRANA 

“Le cronache quotidiane ci raccontano molto spesso di fenomeni franosi in diversi quartieri della Capitale con interessamento anche di abitazioni, spesso troppo vicine ad alture a rischio. Il lavoro di analisi svolto dall’Autorità di distretto idrografico dell’Italia centrale ha prodotto il risultato della perimetrazione di 28 zone a rischio frana. In generale i siti soggetti a fenomeni franosi nel territorio del Comune di Roma sono 383”. E’ quanto emerge dal Primo Rapporto sullo stato del bacino del Tevere in merito al rischio frane presentato nel corso degli Stati generali del Tevere e realizzato dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale. “Tra le altre sono particolarmente a rischio per fenomeni più recenti le zone della Collina di Monte Mario, viale Tiziano, Monteverde Vecchio e Balduina”, aggiunge.

NEL TEVERE 22 RELITTI 

“Sono 22 i natanti nelle acque del Tevere, dalla diga di Castel Giubileo alla foce, alcuni dei quali nei tratti corrispondenti al centro storico e in prossimità di ponti”. E’ quanto emerge dal Primo Rapporto sullo stato del bacino del Tevere presentato nel corso degli Stati generali del Tevere e realizzato dall’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale.

Le diverse inondazioni che hanno interessato il fiume Tevere nel territorio del Comune di Roma hanno causato nell’arco dei decenni un ulteriore elemento di pericolosità rappresentato dai tanti barconi ormeggiati alle sponde del corso d’acqua con utilizzo di funi e cavi e non ancorati che per via delle piene sono affondati e non sono mai stati recuperati e nella maggior parte dei casi rappresentano anche un fattore di ulteriore rischio”, sottolinea l’Autorità di Bacino del Tevere. “Ad essere affondate sono imbarcazioni di tutti i tipi, dalle più piccole dedicate ad attività di canottaggio a chiatte di diversi metri che ospitano a bordo ristoranti e locali di intrattenimento – aggiunge – La Guardia Costiera, Capitaneria di porto ha compiuto uno studio dettagliato. Sono 22 i natanti nelle acque del Tevere, dalla diga di Castel Giubileo alla foce, alcuni dei quali nei tratti corrispondenti al centro storico e in prossimità di ponti”.