Clima, 2018 bollente: bilancio di un anno tra emissioni e politiche

MeteoWeb

Emissioni globali di anidride carbonica in aumento, temperature record, fenomeni meteorologici sempre più intensi e frequenti, concentrazione di anidride carbonica in atmosfera che sfiorano le 410 parti per milione di volume, ben al di sopra del livello di 3-5 milioni di anni fa,?quando la temperatura era di 2-3°C più alta dell’attuale.

Per il clima, il 2018 è stato un anno bollente, e non è una metafora. E’ stato il più caldo mai registrato in Europa e il più caldo per l’Italia dal 1800. Caldo, anche dal punto di vista politico, con i tentativi dell’amministrazione Trump di far cadere il tema dall’agenda politica nonostante negli Usa si stiano mobilitando gli attori non statali: città, regioni e Stati federati e aziende che a settembre 2018 hanno tenuto una grande conferenza in California.

Oggetto di scontro politico tra Paesi come Russia, Stati Uniti, Arabia e Kuwait al summit climatico in Polonia, la Cop24, è stato il rapporto del Comitato dell’Onu per il Clima (Ipcc) che, pubblicato a ottobre, ha lanciato l’allarme sui rischi connessi all’aumento delle temperature, orientato verso un aumento di 3°C invece che di 1,5°C come auspicato nella migliore delle ipotesi nell’Accordo di Parigi del 2015, riproponendo l’estrema urgenza di intensificare esponenzialmente l’azione climatica.

Nel suo rapporto, l’Ipcc sottolinea come già oggi, con l’attuale aumento di temperatura d 1°C, stiamo assistendo a effetti significativi, soprattutto attraverso fenomeni meteorici estremi: arrivando a un aumento di 1,5°C e oltre, la situazione sarebbe destinata a peggiorare decisamente, dalla fusione dei ghiacci all’innalzamento del livello dei mari.

Per gli esperti dell’Ipcc, oggi siamo ancora in grado di intervenire per evitare che si raggiunga il grado e mezzo in più, ma servono una immediata e significativa transizione energetica, industriale, nella gestione di suoli, industria, costruzioni, i trasporti e città. Fondamentale è ridurre le emissioni di anidride carbonica del 45% dal livello del 2010 al 2030 e raggiungendo le emissioni zero entro il 2050.

Non solo Ipcc. A fornire i numeri del cambiamento climatico nel 2018 sono stati anche il Global Carbon Budget 2018 e quelli sulla concentrazione della presenza di anidride carbonica nell’atmosfera. Nel Global Carbon Budget 2018, il più autorevole rapporto scientifico annuale sul ruolo umano nel ciclo del carbonio realizzato dal programma di ricerca Global Carbon Project, si documenta come le emissioni dovute alle attività umane siano cresciute nel 2018, per il secondo anno consecutivo e dopo tre anni di stabilizzazione (2014-2016).

Per il 2018 è prevista la crescita del 2%, mentre nel 2017 la crescita è stata dell’1,6%. Le emissioni globali di anidride carbonica nel 2017, dovute all’utilizzo di combustibili fossili e alle attività industriali sono state di 36,2 miliardi di tonnellate e il totale delle emissioni, se aggiungiamo le emissioni dovute alle modificazioni dell’utilizzo del suolo, supera i 41 miliardi di tonnellate, le più alte che si siano avute nella storia umana.

I dati resi noti nel 2018 sulla concentrazione della presenza di anidride carbonica nell’atmosfera documentano che abbiamo raggiunto il livello di 405 parti per milione di volume (ppm). Tale livello era 403,3 ppm nel 2016 e 400,1 nel 2015. Si tratta del 146% in più rispetto all’epoca preindustriale (prima del 1750). Situazioni simili, stando alle ricerche paleoclimatologiche, si sono avute nel medio Pliocene, 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura era di 2-3° C più alta dell’attuale e il livello del mare era di 10-20 metri più alto di adesso.

Anche nel 2018 la concentrazione di anidride carbonica sta continuando a crescere e nell’arco dei vari mesi dell’anno si sono registrate variazioni tra 406 e 409, giungendo anche, in varie occasioni, a 410 ppm.

E per tornare alla Cop24, a Katowice, il tentativo di fermare l’approvazione delle regole necessarie perché l’Accordo di Parigi entrasse in vigore è fallito, ma i governi non hanno cambiato passo, nonostante gli appelli. L’Europa, invece, ha approvato alcuni provvedimenti molto importanti in materia di rinnovabili, efficienza energetica, emissioni degli autoveicoli e furgoni, mercato elettrico: nonostante i target non siano i migliori possibili, sono stati decisamente resi più ambiziosi e coerenti grazie anche al ruolo più incisivo e ambizioso assunto da Spagna e Italia.

Sul piano nazionale dopo l’approvazione della Strategia Energetica Nazionale nel 2017, che prevedeva la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025, ottenuta grazie anche a una grande campagna del Wwf, un aumento delle energie rinnovabili notevole, anche se ancora insufficiente, un aumento eccessivo della quota di gas, è seguito un lungo periodo di sostanziale immobilismo dovuto alle elezioni e alla fase di costituzione del nuovo governo. Si è in attesa (dovrebbe arrivare entro il 31 dicembre) del Piano Energia Clima richiesto dalla UE: un’occasione per concretizzare le politiche di uscita dal carbone, per correggere il tiro sull’eccessiva espansione di gas naturale e puntare davvero sulle energie rinnovabili e l’efficienza energetica.