Ministero della Salute: “Situazione critica nella terapia del dolore per i bimbi”

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Aumenta il numero di hospice e di cure palliative a domicilio ma resta “particolarmente critica” la situazione in ambito pediatrico dove si “evidenzia una grave mancanza di risposte assistenziali ai minori” che necessitano di terapia del dolore.

E’ un quadro fatto di “luci ed ombre” quello che emerge dai dati del Rapporto al Parlamento sull’attuazione della legge 38/2010 che, “dopo anni di mancata presentazione, sara’ a breve consegnato alle Camere” e che e’ stato anticipato dal sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi, ascoltato oggi in Commissione Affari sociali di Montecitorio.

Dai dati, illustrati nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione della legge in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore in ambito pediatrico, “emergono forti disomogeneita’ a livello regionale e locale; in linea generale, tuttavia, si puo’ dire che si vada verso un lento e progressivo miglioramento della qualita’ delle cure, con una crescita dell’offerta”.

Ancora Abruzzo, Molise, Bolzano e Valle D’Aosta non hanno recepito l’intesa Stato Regioni del 2012 sulle Reti locali di Cure Palliative. Dal 2015 al 2017, il numero totale di Hospice e’ passato da 231 a 240 mentre il numero dei posti letto risulta di 2.777, con 226 posti letto in piu’ rispetto al 2014: i valori piu’ elevati sono in alcune regioni del nord.

“Trend positivo ma su cui bisogna lavorare” anche per le cure palliative domiciliari, nel 2015 il numero totale di pazienti in fase terminale assistiti a casa e’ stato pari a 33.138, nel 2017 40.849 unita’, con un aumento di oltre il 30%. Piu’ “critica” la situazione in ambito pediatrico. Solo tre gli hospice pediatrici attivi: in Veneto, Basilicata e Piemonte.

Una rete di assistenza domiciliare pediatrica specialistica e’ presente solo in 5 regioni: Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Vento, Trento e Bolzano. I dati confermano infine “l’estrema carenza di offerta formativa sia durante il percorso curriculare delle diverse professioni sanitarie che nei percorsi opzionali post laurea” che “rallenta drammaticamente un cambiamento di attitudine nel riconoscere il problema”.