Dalla Germania stop al carbone entro il 2038: e l’Italia?

MeteoWeb

La Germania, la quarta economia mondiale e il paese che consuma più carbone in Europa, porrà fine all’uso del carbone tra il 2035 e il 2038. Questa mattina la Commissione tedesca per l’uscita dal carbone ha concordato una proposta che prevede un percorso di uscita dal carbone, con: una data di scadenza per la produzione di energia elettrica a carbone, misure per compensare gli operatori delle centrali a carbone, supporto alle regioni minerarie colpite e misure per proteggere i consumatori dall’aumento dei prezzi dell’energia elettrica.

La Germania dovrebbe porre fine al carbone al più tardi nel 2038; la data di scadenza sarà riesaminata nel 2032 con la possibilità di anticiparla al 2035. Le ONG ambientaliste hanno dichiarato in una votazione supplementare che si aspettano un’eliminazione graduale nel 2035.

Sebbene la proposta della commissione non sia legalmente vincolante, la task force è sostenuta da un’ampia maggioranza in parlamento e ci si aspetta che il governo segua le sue raccomandazioni.  

E L’ITALIA?

L’Italia ha già previsto una data per l’uscita dal carbone (entro il 2025) sia nella SEN che nel Piano Nazionale per il Clima e l’Energia mandato alla Commissione Europea l’8 gennaio. Il Piano, però, come sottolineano le ONG e think tank italiani,  manca di proposte concrete per realizzare una giusta transizione e puntare ad un modello energetico centrato sul risparmio, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.

La decisione tedesca di chiudere l’ultima centrale a carbone al più tardi nel 2038 è un primo passo necessario ma non sufficiente. Per rispettare l’Accordo di Parigi l’Europa deve uscire dal carbone entro il 2030. – dice  Luca Bergamaschi, Ricercatore Associato, Istituto Affari Internazionali  – Il risulta mostra comunque che la trasformazione energetica sta procedendo su una scala senza precedenti, con 40 miliardi destinati alla transizione sociale nei prossimi 20 anni. Anche se con ritardo la prima economia europea si unisce ora a quei paesi che hanno già annunciato l’uscita dal carbone. L’Italia ha confermato alla recente COP24 la volontà di uscire dal carbone entro il 2025. Tuttavia, manca ancora un’indicazione di come il Governo intende raggiungere l’obiettivo. Uno dei rischi più grande, che vale anche per la Germania, è quello di rallentare la decarbonizzazione di medio e lungo periodo se si sceglierà di puntare su nuovo gas fossile invece di una più rapida introduzione delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, delle reti elettriche e delle tecnologie intelligenti già disponibili in commercio per gestire la variabilità delle rinnovabili in modo sicuro e senza un aumento complessivo dei costi. Diversi studi mostrano che l’Italia può uscire dal carbone senza bisogno di nuovo gas ma sfruttando le infrastrutture esistenti.

La decisione della Commissione ad hoc in Germania di completare l’uscita dal carbone solo nel 2038 non soddisfa certamente chi conosce i pericoli climatici, sa che il combustibile fossile che maggiormente emette CO2 deve essere superato nel più breve tempo possibile e che l’Europa, e la sua maggiore economia, sono in grado di farlo ancor prima di altri. – spiega Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia – In questo senso, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo virtuoso e di buon esempio in Europa: sia il precedente governo che quello attuale, infatti, hanno scritto nero su bianco che vogliono chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025. Però al momento mancano le politiche e misure che rendano questa uscita effettiva: tali strumenti vanno definiti nel Piano Nazionale Integrato Energia Clima, del quale è uscita una prima bozza, ma che andrà reso molto più robusto e deciso nell’accelerare la transizione energetica, assicurando il passaggio diretto alle energie rinnovabili e fornendo il modo per farlo. Gli scenari per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C ci dicono che vanno superati tutti i combustibili fossili, quindi l’Italia dovrà dare il buon esempio anche nel non sostituire fossile a fossile, carbone con gas: con le tecnologie già disponibili, oggi, si può, specie se a questo si accoppia risparmio ed efficienza energetica. Traendone anche un vantaggio sia nell’innovazione  e nell’apertura di nuovi scenari economici che dal punto di vista occupazionale.”