Diabete: nuovo metodo per ridurre la glicemia alta e mantenerla costante

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Ogni 5 minuti monitora i livelli di zucchero nel sangue per capire quanta insulina serve e quando, la rilascia nella quantità esatta e continua a monitorare la glicemia e a correggerla nel tempo, con un effetto-scudo h24 contro il rischio di picchi. E’ disponibile anche in Italia un nuovo metodo per combattere il diabete, riducendo la glicemia alta e mantenendo i valori costanti: si tratta del microinfusore intelligente descritto come “il primo dispositivo al mondo in grado di erogare insulina basale 24 ore al giorno in maniera automatica e personalizzata”.

Approvato per l’uso dai 7 anni d’età, è un “sistema integrato di ultima generazione” che promette “un importante passo avanti verso la totale automazione nella gestione del diabete di tipo 1”. Gli esperti ne hanno parlato oggi a Milano durante l’incontro ‘L’innovazione che crea valore’, presso il Medtronic X Value Lab-Campus la Forgiatura.

Il device “deduce in modo indipendente quando e quanta insulina infondere nel corpo – spiega una nota – consentendo alla persona diabetica di apportare modifiche in caso di necessità e di stabilizzare automaticamente i livelli di glucosio”. Tre i componenti: “Un sensore che 24 ore al giorno misura ogni 5 minuti la concentrazione di glucosio nel tessuto sottocutaneo; un dispositivo indossabile all’interno del quale è attivato un algoritmo di controllo che calcola la dose di insulina da infondere sulla base delle glicemie rilevate dal sensore; una pompa sottocutanea (microinfusore) che riceve il comando dal dispositivo indossabile e inietta l’ormone in circolo chiudendo l’anello di regolazione. Il sensore e il dispositivo comunicano via Bluetooth”.

Se usato in modalità automatica, il nuovo sistema richiede “un input minimo da parte degli utilizzatori, che devono solo inserire i carboidrati assunti durante il pasto, accettare le raccomandazioni sui boli correttivi e calibrare periodicamente il sensore”. Ma “la caratteristica più attesa e importante”, si precisa, è “la capacità di prevedere e proteggere la persona con diabetedalle ipoglicemie e iperglicemie. Grazie a un avanzato algoritmo si mimano infatti alcune delle funzioni di un pancreas sano”.

“L’innovazione è il nostro valore fondativo e distintivo, un investimento positivo in termini di qualità, appropriatezza, efficacia e sicurezza”, dichiara Michele Perrino, presidente e amministratore delegato di Medtronic Italia. “Il nostro obiettivo – aggiunge il manager – è offrire percorsi e soluzioni integrate che siano sostenibili per il sistema sanitario e che mettano al centro le comunità di persone con una o più cronicità, favorendo accesso ed equità”.

“La capacità di stabilizzare automaticamente i livelli di glucosio contribuisce a migliorare il ‘Time in range’, ovvero la percentuale di tempo che le persone con diabete di tipo 1 trascorrono nell’intervallo glicemico ottimale pari a 70-180 milligrammi/decilitro”, commenta Riccardo Bonfanti, Diabetologia pediatrica Diab etes Research Institute Irccs ospedale San Raffaele di Milano. Questa tecnologia, che “consente il livello più avanzato di automazione disponibile” al momento, per lo specialista “ha un impatto significativo sulla vita delle persone con diabete sia dal punto di vista della qualità clinica che della qualità della vita”, precisa lo specialista. Rappresentanti di Adpmi (Associazione diabetici della provincia di Milano), Clad (Coordinamento Lombardia associazioni diabetici), Fand (Associazione italiana diabetici), diabete Italia e Federazione diabete giovanile confermano che “con l’innovazione tecnologica siamo a un passo verso l’automazione completa delle cure in grado di migliorare la qualità e la sostenibilità”.

Precisano anche che “le persone in cura con questi avanzati presidi e tecnologie hanno necessità di essere formate e supportate dal servizio sanitario”. E “tuttavia, alla luce della regionalizzazione sanitaria, vediamo che ci sono disomogeneità nell’accesso e nella gestione delle terapie più avanzate”. E’ “una ingiusta diseguaglianza” che si associa “spesso a una discontinuità nella distribuzione dei presidi, con carenze ingiustificabili per la miglior gestione della cronicità”. I pazienti auspicano “che l’assistenza sanitaria, nei percorsi, nelle strutture e nelle tecnologie, possa mettere la persona con diabete al centro di un approccio integrato e continuativo”.