In Italia solo il 43% dei 7.494 fiumi avrebbero raggiunto un ”buono stato ecologico” come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre il 41% è ben al di sotto dell’obiettivo di qualità e un 16% non è stato nemmeno classificato. Per i 347 laghi del nostro Paese, invece, la situazione è ancora più grave visto che appena il 20% è ”in regola” con la normativa europea.
E ad essere a rischio è anche la biodiversità delle acque dolci italiane: grave la situazione di oltre 40 specie di pesci autoctoni, 24 delle quali endemiche, tra cui la Trota marmorata, il Carpione del Garda e il Carpione del Fibreno. Lo denuncia la Coalizione Living Rivers Italia, formata da 24 associazioni, commentando il quinto report della Commissione Europea sull’implementazione della Direttiva Acque.
La Commissione Europea ha avviato procedure istruttorie Eu Pilot per violazione del diritto comunitario nei confronti del nostro Paese, rispettivamente: per l’indiscriminato sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico e per la non corretta applicazione della Direttiva Quadro Acque.
”Con solo il 40% dei fiumi, laghi e zone umide europee che possono considerarsi oggi in un ‘buono stato ecologico’, è veramente deludente se non irresponsabile constatare come lo strumento più efficace per tutelare e ripristinare gli ambienti acquatici non sia ancora oggi utilizzato pienamente – commenta la Coalizione che ha promosso la campagna #ProtectWater – Aggiungendo al danno la beffa, molti Stati Membri stanno cercando di individuare il modo più facile per depotenziare la Direttiva Quadro Acque, sulla quale è in atto una consultazione pubblica”.
La piena attuazione della Direttiva “richiede impegno e fondi adeguati, ma un ampio numero di Stati Membri sta continuando ad usare e ad abusare dei diversi tipi di deroghe consentite dalla Direttiva – fa sapere la Coalizione – Circa la metà dei corpi idrici, superficiali e sotterranei, è in esaurimento. E la cosa ancora più preoccupante è che alcuni tipi di deroghe, come quelle che consentono agli Stati membri di fissare standard più bassi o di continuare a realizzare interventi dannosi sono utilizzate più frequentemente che nel passato”. Quello che emerge chiaramente dalla valutazione della CE, conclude la Coalizione Living Rivers, è che i piani definiti dagli Stati Membri per tutelare e ripristinare gli ecosistemi acquatici risultano essere senza alcuna ambizione e non dimostrano alcuna intenzione di affrontare la terribile condizione in cui versano le acque europee.


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