Solo uno studio scientifico su tre, include dati relativi al genere, limitando cosi’ l’effetto dei risultati nel mondo reale, dove invece sono molte le differenze tra uomo e donna, sia nell’impatto delle malattie che rispetto agli effetti dei farmaci.
Ad attirare l’attenzione sul problema e’ un numero speciale della rivista The Lancet, dedicata all’avanzamento delle donne nella scienza. Numerosi studi hanno dimostrato che esistono differenze di genere basate sul sesso a livello genetico, cellulare, biochimico e fisiologico.
Nonostante questo, le partecipanti femminili sono spesso sottorappresentate nella ricerca, con gravi conseguenze. Un esempio e’ l’incapacita’ di considerare le differenze sessuali nel modo in cui funzionano i medicinali: dei 10 farmaci ritirati dal mercato tra il 1997 e il 2001, ben 8 presentavano maggiori rischi per la salute nelle donne rispetto agli uomini.
Tra il 1980 e il 2016, ci sono stati dei progressi che hanno portato dal 28% al 31% gli studi progettati anche per misurare gli effetti in base al sesso del paziente, tuttavia questo avveniva piu’ spesso se il primo autore era una donna. Tutto questo “puo’ ostacolare la definizione di politiche sanitarie, la fornitura di servizi e i risultati in termini di salute”, commenta l’autore Larivie’re, dell’Universita’ di Montre’al, in Canada. “La diversificazione, sia nella produzione di lavori scientifici che nelle popolazioni su cui viene fatta ricerca – dalle linee cellulari, ai roditori, agli esseri umani – e’ essenziale per produrre risultati rigorosi ed efficaci”, conclude.


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