Maltempo, ex capo della Protezione Civile Emilia-Romagna: “La piena si poteva prevedere”

L’ultima piena del Reno “è solo un campanello d’allarme”, “dobbiamo smetterla di parlare di eventi imprevedibili ed eccezionali, le piene non sono terremoti e gli eventi meteo saranno sempre più estremi per il cambiamento climatico. Serve un adeguamento delle infrastrutture, altrimenti situazioni come questa delle ultime ore saranno la quotidianità”.

Lo dice all’ANSA Demetrio Egidi, ex capo della Protezione civile dell’Emilia-Romagna, ora in pensione, che ha gestito il sisma emiliano del 2012.

“Quando parliamo di piene non usiamo termini come ‘imprevedibile’ – sottolinea Egidi – sono situazioni conosciute, catalogate, che dai dati di cio’ che accade a monte si possono prevedere in cio’ che poi arriva a valle. Ci vuole pero’ un meccanismo di costante monitoraggio, di costante presenza sul territorio”.

Egidi ricorda che aveva inserito nel piano di protezione civile una cassa di espansione del Reno, “opera poi bloccata da iter politico”. Con quella misura, sottolinea, “la piena odierna non si sarebbe verificata”.

“La mia non e’ una critica – sottolinea – ma uno stimolo per mettere in campo azioni incisive”. I cambiamenti climatici, aggiunge, e le fragilita’ del territorio “impongono un cambio di rotta. Ci sono le condizioni per farlo, ci sono meccanismi organizzativo-finanziari ad hoc, quindi occorre ‘spingere il bottone’, reagire all’inerzia di dire che questi eventi sono ‘imprevedibili'”.