Caso di sexting nel lodigiano: «I ragazzi devono apprendere l’empatia e la grammatica emotiva fin da piccoli»

Si è appreso dalle cronache di ieri l’ultimo caso tra minori di sexting, la richiesta e lo scambio di foto hot da parte di un cyberbullo e la sua vittima, avvenuta in una scuola media del lodigiano. Lui, il cyberbullo, ha 15 anni e lei, la ragazza, ne ha 13. Le immagini erano circolate tra i compagni di classe e se lui non ne avesse ricevute altre avrebbe informato il padre della ragazza. Lei aveva scritto un biglietto, lasciando intendere che avrebbe fatto un gesto estremo. Grazie al tempismo della scuola, sono intervenute delle pattuglie della polizia di Stato che hanno sequestrato i cellulari di alcuni studenti, tra cui quello dell’aggressore, la ragazza ha avuto un malore a causa dello shock e ora è ricoverata in pediatria.

Secondo una recente ricerca dell’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo), 1 ragazzo su 5 scambia materiale “intimo” sulle chat e più del più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni non parla ai propri genitori di queste esperienze spiacevoli.«Il cyberbullismo è un fenomeno che ci deve tenere sempre in allerta:come purtroppo abbiamo avuto modo di leggere dalle cronache potrebbe avere anche episodi drammatici. Dovremmo fare ancora più prevenzione nelle scuole e ritornare a dare valore al corpo, all’empatia, far comprendere ai ragazzi come stanno quelli che vengono aggrediti con parole di odio o offese…Dovremmo, insomma, ritornare ai sensi, per sensibilizzare i ragazzi. Ma stando così tante ore online i sensi vengono poco allenati, dunque voglio ribadire ancora una volta l’importanza dello strumento del detox tecnologico condiviso in famiglia. Basterebbero 3 ore a settimana per iniziare e il tempo della cena come sana abitudine», commenta Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.

Nei Paesi del Nord, come Olanda e Danimarca, vengono proposte nelle scuole lezioni di empatia e di Mindfulness per arginare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. «I ragazzi devono ritornare all’ascolto di sé: i mezzi tecnologici tendono a dissociare le emozioni dal corpo. Dobbiamo aiutarli, in famiglia e nelle scuole, a ritornare alla comunicazione vis à vis.Bisogna fare anche simulazioni nelle scuole, e cercare di fare loro comprendere cosa prova l’altro quando viene aggredito. Ma tutto questo parte dall’ascolto di sé.La sola comunicazione attraverso i mezzi non ci rende più in grado di comprendere l’altro e sui social perdiamo qualsiasi freno inibitore», aggiunge Giuseppe Lavenia.

Il ragazzo responsabile dell’episodio di cyberbullismo del lodigiano, si legge sulle pagine de Il Corriere, ha ammesso di aver compiuto il fatto e ha confessato alla preside dell’istituto che “non si è reso pienamente conto delle conseguenze”. «Questo accade perché, come dicevo, gli strumenti tecnologici tendono a dissociare le emozioni dal corpo», conclude Lavenia.