E’ allarme clima anche in Italia, come ricordano i tanti giovani che oggi hanno manifestato nel Global Climate Strike. I cambiamenti climatici esistono, e per rendersene conto è sufficiente collegarsi al sito di Arpa Piemonte e verificare i dati rilevati dalla fitta rete di stazioni che rilevano i dati ambientali sull’arco Alpino.
Oggi, alle 15,00, quella di Pian Giassett a 2150 metri sul livello del mare segna 6,3°C. In questa stazione che si trova a una dozzina di chilometri dalle sorgenti del Po a nord est del Monviso, ci sono appena 11 centimetri di neve destinati a sciogliersi molto presto. Quasi a vista d’occhio. Alle 11 di stamani erano infatti 17 i centimetri di neve che ricoprivano il terreno intorno alla stazione. Ora sono sei in meno.
Più a Nord, a Piano dei Camosci, al confine tra la Svizzera e la Val Formazza a 2453 metri di quota non va molto meglio. Anche qui siamo a +1°C, poco, ma sopra il punto di fusione del ghiaccio. E’ in questi numeri la crisi dei ghiacciai del pianeta e, in particolare di quelli italiani. I giorni in cui la temperatura sale sopra lo zero, sono sempre più frequenti e ormai può capitare di registrarli anche in pieno inverno, come e’ accaduto, sempre in Piemonte alla fine di febbraio e come abbiamo avuto modo di verificare, anche oggi.
“I ghiacciai sono estremamente sensibili a questi picchi di calore – ha spiegato all’Agi Fabrizio De Blasi, ricercatore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IDPA) – perché rispondono immediatamente e direttamente a queste situazioni”. Se la temperatura sale, il ghiaccio si fonde e comincia il processo di riduzione del ghiacciaio.
“Si stima – ha spiegato – che dal 1850 ad oggi abbiamo perso circa il 70-80 per cento del totale dei ghiacciai alpini”. Si tratta di un fenomeno che impressiona per la sua velocità.
La galleria creata dal servizio Glaciologico Lombardo è impressionante. Il ghiacciaio del Pizzo Ferre’ ha perso, dal 2008 al 2018 76,5 metri. Quello del Campo Nord Paradisin (Livigno) nello stesso periodo ha perso 109,5 metri di lunghezza e uno spessore di 21 metri, come una palazzina di sei piani. Il ghiacciaio dei Forni del gruppo Ortles Cevedale ha perso addirittura 234,5 metri di lunghezza. Il ghiacciaio di Fellaria del Gruppo della Bernina invece si e’ in gran parte fuso e al suo posto è comparso un lago grande come 25 campi da calcio.
“Siamo davanti a un fenomeno non reversibile” ha spiegato all’Agi Carlo Barbante, della Ca’ Foscari e uno degli ideatori del progetto di ricerca “Ice Memory” che punta a prelevare e custodire campioni dei ghiacciai in tutto il mondo.
“La velocità di scioglimento dei ghiacciai, è visibile quasi a occhio nudo – racconta – e in futuro lo scenario che ci aspetta è quello di una quasi completa sparizione dei ghiacciai al di sotto dei 3600 metri di quota”.
“Significa che molti dei ghiacciai spariranno dalle Alpi e con essi la riserva di stock idrico accumulata e rilasciata durante l’estate. Dovremo dire addio a molti ghiacciai come, per esempio quello della Marmolada, che si trova a quote inferiori” spiega Di Blasi.
“In passato abbiamo avuto periodi in cui i ghiacciai erano scomparsi, ma quello che impressiona in questa fase – ha aggiunto Barbante – è la velocità con cui registriamo il fenomeno. Una velocità che suscita preoccupazione e che avra’ ripercussioni anche a valle, sugli approvvigionamenti idrici”. Non è un problema di siccità, ma di temperatura troppo elevata.
“Anche in anni in cui le precipitazioni sono particolarmente intense – spiega Barbante – i ghiacciai continuano comunque a perdere massa. Temperature elevate sopra lo zero, anche in mesi in cui invece normalmente sono al di sotto della soglia di fusione, sono ormai sempre piu’ frequenti.” “Nel 2012 – conclude De Blasi – abbiamo avuto un dato in cui in tutto l’arco alpino le temperature non sono scese sotto lo zero perche’ la soglia dello zero termica era arrivata molto oltre i 4000 metri di quota”.


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