Ambiente: “Direttiva Ue sulla plastica monouso penalizza il settore”

"Penalizzare violentemente questo comparto industriale, che rappresenta il 22% dell'industria europea del settore, non produrrà effetti positivi sull'ambiente, visto che il problema del marine litter proviene soprattutto dall'Asia"

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“Penalizzare violentemente questo comparto industriale, che rappresenta il 22% dell’industria europea del settore, non produrrà effetti positivi sull’ambiente, visto che il problema del marine litter proviene soprattutto dall’Asia”. Così il presidente di Unionplast, Luca Iazzolino, commenta il divieto dell’Ue di utilizzare gli oggetti in plastica monouso come i piatti, le posate, le cannucce, i bastoncini per palloncini e i cotton fioc, altamente inquinanti, a partire dal 2021.

In occasione della prima conferenza nazionale sul futuro sostenibile delle plastiche tenutasi a Milano presso la sede de Il Sole 24 Ore, Iazzolino ha lanciato la proposta al governo di prevedere un credito d’imposta per le imprese che utilizzano almeno il 30% di plastica riciclata nei propri prodotti, con premialità crescente in base al livello di difficoltà, condivisa con il Tavolo Permanente per il Riciclo di Qualità, iniziativa cui partecipano Federazione Gomma Plastica, Ippr, Corepla, Enea, Ispra e Legambiente, con il fine di incrementare quantità e qualità dei materiali plastici riciclati.

Secondo Iazzolino, “dobbiamo essere consapevoli che in un momento storico come questo, in cui sale la disoccupazione, c’è un calo della produzione e delle vendite e la crescita ha segno negativo prefigurando uno scenario di possibile recessione, un provvedimento come quello del bando dei prodotti in plastica monouso e una guerra indiscriminata alle plastiche senza alcun riguardo al ruolo di questi materiali nella società, possono avere effetti ancora più deleteri sull’economia”.

Per il presidente di Unionplast, dunque, “meglio sarebbe lavorare a fianco delle nostre 5.000 aziende per aiutarle nella transizione sostenibile, salvaguardando le eccellenze tecnologiche e imprenditoriali che rappresentano e le 110.000 persone che vi lavorano, spesso in territori a basso tasso occupazionale. Questa è la proposta che facciamo al Governo”.