“Nello spazio le emozioni hanno un’intensita’ particolare e la Terra ti sembra piu’ vicina: anziche’ pensare al tuo angolino di pianeta, provi un senso di comunanza con tutta l’umanita’, nel suo complesso”. Si e’ raccontata con franchezza e umilta’ Samantha Cristoforetti, che al Festival del giornalismo di Perugia ha presentato il suo libro, edito dalla Nave di Teseo, “Diario di un’apprendista astronauta”, intervistata da Silvia Bencivelli. “Crederci davvero non e’ abbastanza.
Serve tanto studio e abnegazione, ma anche un pizzico di fortuna”, e’ il consiglio che ha rivolto a tutti coloro che sono ancora alle prese con i propri sogni. Il momento che ha segnato un ‘prima’ e un ‘dopo’ nella sua vita, lo ha ricordato con emozione, e’ stato quasi dieci anni fa, il 18 maggio 2009, quando e’ arrivata la mail con cui l’Agenzia spaziale europea (Esa) la informava di essere stata selezionata come astronauta per l’addestramento in vista della sua prima spedizione, dopo una selezione durata un anno. Da quel giorno e’ diventata un'”umana extraterrestre” come e’ stata definita.
“Ero sotto la doccia a Strena, vicino Trieste, dove prestavo servizio per l’Aeronautica militare – ha raccontato Cristoforetti – erano passate diverse settimane dall’ultimo colloquio a Parigi. Eravamo partiti in piu’ di 8.000 ed eravamo arrivati all’ultima fase in dieci. Quando ho letto la mail con l’esito positivo non mi sono sentita solo felice, ma in pace con l’universo”. Nel corso dell’incontro, in un gremito teatro Morlacchi, la Cristoforetti ha sfatato alcuni ‘miti’ che circolano sulla figura dell’astronauta, presentandolo al pubblico quasi come ‘un lavoro come un altro’.
“Non c’e’ bisogno di una preparazione psicologica particolare – ha detto – abbiamo il lusso di poter scegliere tra tantissime persone e scegliamo quelle che sono piu’ adatte per questo tipo di vita. Sicuramente saremmo pessimi forse a fare tanti altri tipi di lavoro”. Dei suoi sette mesi nella stazione spaziale internazionale, a 400 km di distanza dalla Terra, ha raccontato aneddoti divertenti – come la canzone di Adriano Celentano ascoltata da lei e dai colleghi prima di partire – e ha spiegato alla platea le attivita’ svolte. “La vita lassu’ e’ molto intensa, con meeting e piani di lavoro a bordo dettagliati. Ci sono discipline scientifiche che traggono beneficio da una condizione di assenza di peso, quindi portiamo avanti tutta una serie di esperimenti dalla biologia, con lo studio di culture di cellule, piccoli animali, piante ed esseri umani, alla fisica. Poi ci sono giornate particolari: la passeggiata spaziale, l’arrivo di ‘visite’ come il cambio dell’equipaggio o dei veicoli di rifornimento”. La passione per lo spazio di ‘Astrosamantha’, ha raccontato, trae origine dalla sua infanzia, quando viveva in un paesino di montagna in provincia di Trento e aveva una grande passione per i libri. “Mi hanno accompagnata in questo sogno i libri di fantascienza e di avventure, che mi aprivano la mente. Adoravo quelli di Salgari, il Corsaro Nero e Sandokan”. Se il fenomeno dei “terrapiattisti” non la preoccupa, cio’ che le interessa di piu’ e’ che ci siano maggiori “investimenti nella ricerca e nella scuola. Dobbiamo pensare non soltanto alla nostra generazione, ma ai figli e ai figli dei nostri figli”.


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