C’è anche un po’ di Alto Adige nello storico risultato raggiunto con la prima fotografia fatta ad un Buco nero. A Bolzano, dal 1989, c’è infatti Microgate, dai fratelli Vinicio e Roberto Biasi. Microgate ha ampliato col tempo il proprio raggio d’azione e dal 2004 ha creato Micro Photon Devices, una compagnia compartecipata dal Politecnico di Milano. Il primo prodotto dello spin off e’ un contatore di fotoni, gia’ acquistato da Nasa, Hewlett-Packard, Novartis, Mit, con grandissime potenzialità di applicazione nell’ambito delle tecnologie biomedicali, industriali e astronomiche.
“Abbiamo collaborato all’ottenimento di questo importante risultato scientifico realizzando quello che è il cervello delle antenne dell’osservatorio Alma, che è probabilmente quello più importante tra quelli del cluster di osservatori che hanno permesso la realizzazione della foto del Buco nero. Il cervello delle antenne è la parte che controlla il movimento ed il puntamento e deve essere molto preciso per consentire di ottenere il risultato raggiunto. Inoltre abbiamo realizzato anche un sistema che permette di correggere distorsioni del puntamento dovute ad agenti atmosferici, come vento e temperatura”, spiega Roberto Biasi.
“Si è sentito parlare di telescopio virtuale, in realtà l’osservazione e’ stata ottenuta utilizzando i risultati di telescopi impiegati su tutta la superficie della Terra. Piu’ grande e’ la distanza tra i vari osservatori maggiore sara’ la risoluzione che potremmo ottenere dalla nostra immagine. Per permettere tutto questo gli osservatori devono lavorare in perfetta sincronia e tutto questo spinge il progetto ai limiti della tecnologia, sia per quanto riguarda appunto la sincronizzazione temporale che per le caratteristiche di puntamento delle singole antenne”, aggiunge ancora Biasi.


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