Sanità, da migrazioni e clima infezioni emergenti: scorte di sangue a rischio

Nei prossimi anni i cambiamenti climatici uniti ai flussi migratori, renderanno più alto il rischio di arrivo di patogeni 'esotici'

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Nei prossimi anni i cambiamenti climatici, che rendono sempre più diffusi insetti che prima non erano presenti in Europa, uniti ai flussi migratori e agli spostamenti delle persone, renderanno sempre più alto il rischio di arrivo di patogeni ‘esotici’. Il sistema sangue italiano, come quelli europei, deve prepararsi all’eventualità di dover affrontare focolai di malattie infettive emergenti, come già visto ad esempio con l’epidemia di Chikungunya, che possono mettere a rischio anche le scorte di sangue, costringendo ad esempio a sospendere le donazioni in territori molto ampi per evitare il rischio di contagio tramite trasfusioni.

Se ne è discusso in un meeting, organizzato dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) e il Centro nazionale sangue (Cns), a cui hanno partecipato rappresentanti degli stati dell’Ue e degli Usa, a Roma nella sede dell’Istituto superiore di sanità. Fra le strategie per difendersi ci sono anche le cosiddette tecniche di ‘riduzione dei patogeni’, procedure che abbattono i possibili contaminanti prima che i prodotti del sangue vengano usati. Le tecnologie di riduzione dei patogeni sono in continua evoluzione, e a breve sarà possibile applicarle a quasi tutti i prodotti del sangue.

“La difesa principale è un buon sistema di sorveglianza – spiega Dragoslav Domanovic dell’Ecdc – in cui i casi vengono trovati appena emergono e la notizia viene condivisa immediatamente con gli altri Stati e con noi, in modo da elaborare una strategia di reazione”.

“In caso di malattie per cui non ci sono test diagnostici – prosegue l’esperto dell’Ecdc – le tecniche di riduzione dei patogeni possono essere una buona strategia per diminuire il rischio che il sangue e gli emoderivati destinati ai pazienti siano contaminati. Queste strategie sono state già raccomandate per il virus Zika e altri focolai di malattie, come Chikungunya, specialmente quando sono avvenuti in aree con un alto numero di potenziali donatori in cui la loro sospensione poteva creare carenze significative nelle scorte di sangue”.

Al momento, sottolinea il direttore del Cns, Giancarlo Maria Liumbruno, l’Italia ha la possibilità di attuare le tecniche di riduzione dei patogeni solo in alcune regioni. “Fino a questo momento i focolai di malattie emergenti, o anche di quelle che ormai sono diventate endemiche nel nostro paese come il West Nile Virus, oggetto ormai di un vero e proprio piano la cui edizione 2019 è stata appena pubblicata dal ministero della Salute – evidenzia – sono stati gestiti senza grandi ripercussioni sulle scorte di sangue. Per tradurre però in pratica alcune delle indicazioni emerse dal meeting sull’inattivazione potrebbe essere necessario valutare con i centri delle 6 regioni che al momento hanno disponibili queste tecniche l’opportunità di costituire un modello di interazione all’interno della rete trasfusionale nazionale”, conclude Liumbruno.