Consiglio Artico, niente dichiarazione finale: “No degli Usa a citare il riferimento al clima”

Per la prima volta da oltre vent'anni, gli Stati membri del Consiglio Artico non hanno trovato un accordo sulla dichiarazione finale, al loro incontro ministeriale biennale

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Per la prima volta da oltre vent’anni, gli Stati membri del Consiglio Artico non hanno trovato un accordo sulla dichiarazione finale, al loro incontro ministeriale biennale. All’origine c’è il rifiuto degli Stati Uniti di citare il cambiamento climatico del documento. All’inizio dell’11esimo incontro dei ministri degli Esteri a Rovaniemi, il finlandese Timo Soini ha annunciato un cambiamento nell’agenda: la dichiarazione finale sarebbe stata sostituita da dichiarazioni ministeriali. Varie fonti hanno spiegato il motivo, cioè che gli Stati membri non sono stati in grado di raggiungere un’intesa, con gli Stati Uniti che hanno rifiutato di citare il cambiamento climatico nel testo finale.

“Non nomino o accuso nessuno”, ha detto Soini, che ha presieduto l’incontro, “ma di certo è chiaro che le questioni climatiche sono diverse dai diversi punti di vista”. Il Consiglio ha quindi diffuso, invece della tradizionale dichiarazione, una più breve “dichiarazione ministeriale“, con cui fissare gli obiettivi futuri dell’organizzazione, senza citare il cambiamento climatico.

Soini ha anche intrapreso il passo inusuale di diffondere gran parte della dichiarzione bocciata, completa di obiettivi climatici, come “dichiarazione del presidente”. La collaborazione dei membri del Consiglio artico è generalmente senza frizioni. Il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha assicurato alle controparti: “L’amministrazione Trump condivide il vostro profondo impegno alla gestione ambientale”, gli Usa stanno “facendo la loro parte” per proteggere il clima, accusando la Russia di non aver presentato i dati sulle proprie emissioni. “Gli obiettivi collettivi, anche quando fissati con buone intenzioni, non sempre sono la risposta”, ha detto Pompeo, aggiungendo: “Sono resi insignificanti, a volte controproducenti, non appena una nazione non li rispetta”.