Coldiretti celebra la giornata del latte: mille aziende in Friuli Venezia Giulia

"Una giornata simbolica per riflettere sull'importanza del comparto lattiero-caseario, in termini economici, ma con il riferimento primario della salute del consumatore, visti i valori nutrizionali del prodotto"

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“Una giornata simbolica per riflettere sull’importanza del comparto lattiero-caseario, in termini economici, ma con il riferimento primario della salute del consumatore, visti i valori nutrizionali del prodotto”. Lo ha detto Michele Pavan, presidente Coldiretti Fvg, intervenendo alla giornata mondiale del latte, oggi, istituita nel 2001 dalla Fao, ricordando i dati principali del settore in regione. Sono 1.000 le aziende agricole attive nella produzione di latte con almeno 10 capi, 83mila i bovini, 42.500 le vacche in lattazione, 2,5 milioni di quintali la produzione annuale, di cui un quarto trasformato in formaggio Dop.

Il comparto occupa 686 operatori del settore e conta 27 caseifici, 920 mila forme in un anno di lavoro. “Sono numeri di rilevo – osserva Pavan – la conferma della buona salute del formaggio italiano” che, come evidenzia Coldiretti nazionale, registra un aumento del 14% del consumo all’estero a inizio 2019, con Germania (+25,8%), Regno Unito (+16,2%) e Francia (+7,5%) principali mercati europei.

Un successo che rientra nel trend di ripresa del lattiero-caseario nazionale dopo l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte, entrato in vigore in Italia il 19 aprile 2017, che ha rivitalizzato il mercato e salvato molte stalle dalla chiusura”. L’obiettivo e’ “far crescere il reddito di allevatori impegnati tutto l’anno nel loro lavoro”.

Tra le criticita’ internazionali, invece, resta il nodo dei ‘tarocchi made in Italy’. Con l’accordo di libero scambio con il Canada (Ceta), critica una volta ancora la Coldiretti, per la prima volta nella storia, “l’Ue ha legittimato in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti italiani piu’ prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicita’ nazionali. Un precedente disastroso che e’ stato purtroppo riproposto anche negli altri successivi accordi internazionali”, riporta una nota.