Un fondo di solidarietà regionale della pesca e dell’acquacoltura. E’ quanto prevede il ddl sulla pesca, appena approvato all’unanimità dall’Assemblea regionale siciliana. E’ destinato alle imprese di pesca e alle aziende di acquacoltura, colpite da naufragi e danni, legati al maltempo e alle avversità meteo marine.
“Si tratta di una norma che esce ulteriormente arricchita dal passaggio parlamentare con un articolo che è stato oggetto di particolare attenzione e approfondimento nelle fasi preliminare all’arrivo in parlamento – dice l’assessore regionale per la Pesca Mediterranea, Edy Bandiera -. Con questa ulteriore norma, infatti, consentiamo alle imprese di pesca e alle aziende del settore di potere ripartire dopo accadimenti che di fatto ne ostacolerebbero ogni opportunità”.
Il testo, composto da 42 articoli suddivisi in 9 capi e presentato dal Governo regionale, introduce anche un’altra novità: ‘Le strade e le rotte del tonno rosso’, itinerari turistici che coinvolgeranno, tra l’altro, musei del mare e aree marine protette. Spiccano, poi, alcune iniziative come l’intitolazione dell’Osservatorio della pesca del Mediterraneo a Giovanni Tumbiolo, soprannominato ‘ministro del Mediterraneo’ e ideatore del Cluster della pesca, per la sua “straordinaria capacità di relazione, intermediazione e diplomazia” tra la Sicilia e i Paesi del Mediterraneo.
“Proprio l’Oms – spiega il presidente Spi, Anna Maria Nicolò – ci ricorda che i sistemi sanitari di tutti i paesi non hanno ancora risposto adeguatamente al peso globale delle malattie correlate ai disturbi mentali. Anche in Italia, dove assistiamo a una sostanziale esclusione di trattamenti psicoanalitici in seno al servizio pubblico, perché ritenuti lunghi, costosi e incompatibili con la pratica psichiatrica”.
Secondo le tre associazioni, “le evidenze scientifiche a disposizione dimostrano come le psicoterapie psicodinamiche hanno una maggiore efficacia nel tempo, sostenuta dal tipo di cambiamenti prodotti a lungo termine. Tali cambiamenti riguardano le risorse psicologiche, la struttura della personalità e una maggiore duttilità delle difese della persona”. “Mentre le più diffuse terapie cognitivo-comportamentali registrano risultati con minore tenuta nel corso del tempo, tanto che nel 50% dei casi i pazienti tornano in terapia nell’arco di 6-12 mesi – conclude Nicolò – i trattamenti psicoanalitici producono cambiamenti più duraturi nel lungo periodo e garantiscono quindi al servizio pubblico un risparmio considerevole, grazie al minore ricorso alle strutture sanitarie da parte dei pazienti, sia per motivi psichiatrici che di SALUTE generale”.


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