Salute, bullismo e dipendenze i mali di Milano: c’è lo psicologo di quartiere

Bullismo e nuove dipendenze, ma anche disturbi dell'apprendimento, stress da lavoro con ansia e attacchi di panico, violenze di genere, difficoltà di integrazione e problemi legati all'invecchiamento

Bullismo e nuove dipendenze, ma anche disturbi dell’apprendimento, stress da lavoro con ansia e attacchi di panico, violenze di genere, difficoltà di integrazione e problemi legati all’invecchiamento. Questi i mali di Milano ‘mappati’ dagli esperti che, dal 2015, sono scesi in campo nelle varie aree della città per consulenze gratuite nell’ambito di diversi progetti sperimentali. L’Ordine degli psicologi della Lombardia (Opl) ha incontrato quasi 7 mila cittadini e oggi annuncia l’arrivo dello ‘Psicologo di quartiere’, un nuovo servizio progettato insieme al Comune e ai suoi 9 Municipi.

In ogni quartiere, presso gli spazi WeMi del Municipio di riferimento – spiega l’Opl – è disponibile un professionista selezionato dall’Ordine al quale le persone possono rivolgersi gratuitamente per parlare sia di problemi personali sia di questioni riguardanti la comunità. “Dai rapporti famigliari alle relazioni di vicinato, dalle dipendenze alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, dal bullismo alle violenze di genere – si legge in una nota – il compito dello Psicologo di quartiere sarà quello di dare un primo ascolto competente e indirizzare il cittadino alle strutture e alle soluzioni che il territorio offre a livello locale, potenziando in questo modo le reti di presa in carico”.

“Abbiamo costruito il progetto dello Psicologo di quartiere in stretta collaborazione con l’assessorato alle Politiche sociali, SALUTE e Diritti e la Direzione Municipi del Comune di Milano, dando seguito alle esperienze di presenza sul territorio che abbiamo avviato dal 2015 in poi – afferma Riccardo Bettiga, presidente Opl – Ci siamo dati l’obiettivo di portare la psicologia nel cuore del tessuto urbano, dentro i quartieri e tra la gente, mettendo la nostra professione al servizio di una città sempre più resiliente e attenta al benessere di chi la vive”. La riflessione alla base dell’iniziativa è che, “quanto più una realtà è eterogenea, multiculturale, complessa e in forte trasformazione come Milano – rilevano gli esperti – nonostante una valida offerta pubblica e privata di servizi di supporto psicologico, la domanda che emerge dalla popolazione non sempre riesce a incontrare un’offerta adeguata”. Dal 2015 a oggi, attraverso diversi progetti sperimentali di presenza attiva nei quartieri della città quali ‘EXPO-Zone 2015’ e ‘Psicologi in Zona’, riferiscono i professionisti lombardi, “l’Ordine ha incontrato quasi 7 mila cittadini, indagando e accogliendo i bisogni più sentiti”.

“A fronte di una crescente richiesta di sostegno nelle relazioni tra genitori e figli, a preoccupare è ad esempio il bullismo – riportano gli psicologi – su cui chiedono un intervento il 19% dei milanesi intervistati dall’Ordine e soprattutto i residenti dei Municipi 5 (32% dei rispondenti), 7 (29%), 8 (36%) e 9 (24%). Nell’ultimo anno è emersa anche la necessità di intervenire sulle nuove forme di dipendenza, in particolare nei Municipi 4 e 8 (rispettivamente 25% e 33% degli intervistati), e supportare bambini e ragazzi che soffrono di disturbi dell’apprendimento, problematica segnalata con maggior frequenza nei Municipi 2 e 6 (26% e 14%)”. Ancora: “Stress lavorativo, ansia e attacchi di panico sono tra le problematiche più citate nei Municipi 1 e 3 (9% e 12%), mentre le violenze di genere sembrano turbare di più i cittadini dei Municipi 6, 8 e 9 (12%, 14%, 11%). Le difficoltà di integrazione sono segnalate soprattutto nei Municipi 4 e 5 (11% e 8%), mentre l’invecchiamento viene indicato come area di specifica attenzione nei Municipi 1, 5 e 9 (9%, 20%, 15%)”. L’auspicio dell’Opl è “creare reti territoriali e sistemi di welfare sempre più professionali e sempre più capaci di andare incontro alle necessità espresse dalle persone, proponendo soluzioni innovative in grado di far emergere e comprendere il disagio e al contempo attivando le risorse competenti della comunità locale”.