Italia flagellata dal maltempo in piena estate, esperto meteo del Cnr a MeteoWeb: “clima sempre più tropicale, necessario adattarsi”

Gli eventi meteorologici che stanno interessando l'Italia sono dovuti al cambiamento climatico: ecco cosa sta succedendo nell'atmosfera, intervista all'esperto fisico e meteorologo del Cnr Antonello Pasini

Gli eventi meteorologici estremi che stanno interessando l’Italia in queste ore preoccupano non solo per i danni e gli effetti immediati, ma soprattutto sul lungo termine perchè stonano di gran lunga con quella che era una volta la classica, mite e gradevole estate Mediterranea. Se gli addetti ai lavori erano già preparati a questo tipo di fenomeni, un po’ meno lo era la popolazione tanto che i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un morto, un disperso, centinaia di feriti, e migliaia di turisti in fuga dalle spiagge. Le situazioni più critiche nella Riviera del Conero e a Milano Marittima colpite da furiose trombe d’aria, a Pescara per la grandine e la pioggia, ma anche in Sicilia, a Catania, per gli incendi. Si tratta di eventi quasi del tutto nuovi per il nostro Paese, ma ai quali, secondo gli esperti, dobbiamo abituarci e prepararci, perché saranno sempre più frequenti. Le previsioni meteo, dunque, dovranno fare più che mai da guida per capire e cercare di comprendere cosa sta accadendo nell’atmosfera e quanto questo potrà impattare sul territorio.

Sull’argomento abbiamo intervistato Antonello Pasini, fisico del Clima del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), al quale abbiamo chiesto innanzitutto quanto questi eventi meteorologici siano ascrivibili al cambiamento climatico:

Il singolo episodio non è ascrivibile al cambiamento climatico, ma ciò che è certo è che con il riscaldamento globale è cambiata la circolazione anche in Europa – spiega Pasini ai microfoni di MeteoWeb -. La Cella di Hadley (tipo di circolazione che coinvolge l’atmosfera tropicale generando un’ascesa di aria calda nei pressi dell’equatore, ndr) si è espansa verso nord, quindi gli anticicloni che prima erano permanenti sul deserto del Sahara arrivano ormai in Europa e in Italia. Fino a qualche anno fa in questo periodo arrivava l’anticiclone delle Azzorre, il quale aveva effetti che possiamo definire benefici: ci proteggeva contemporaneamente dalle perturbazioni e dal caldo africano. Adesso la circolazione, per via del riscaldamento globale, si sposta prevalentemente da sud verso nord portando con sé alte temperature. Quando questi anticicloni provenienti dall’Africa si ritraggono lasciano la porta aperta a correnti fredde e questo genera i fenomeni meteorologici sempre più estremi ai quali stiamo assistendo, perché in un territorio caldo come il nostro, l’impatto con l’aria fredda porta a fenomeni importanti, che prima avvenivano, in parte, solo dalla seconda metà di agosto in poi“.

Qual è la prospettiva e quali sono gli scenari futuri da un punto di vista climatico e meteorologico?

Antonello Pasini, fisico e meteorologo del Cnr

La circolazione tropicale si sta spostando verso nord. E non si tratta di un fenomeno circoscritto all’Italia, ma ascrivibile a tutto il pianeta. In altre parti del mondo gli eventi stanno diventando più violenti perché i mari sono più caldi, dunque forniscono più calore ed energia all’atmosfera. Ovunque nel mondo sta aumentando l’intensità e la violenza di questi fenomeni, ma non il numero. Per quanto riguarda il Mediterraneo è diverso: siamo deboli da un punto di vista climatico, i fenomeni saranno più violenti e probabilmente aumenteranno anche in quantità“.

Non avendo potere sul clima, sul meteo e sugli eventi futuri, come possiamo prepararci a quello che può accadere? C’è un modo per fare prevenzione?

Le città vanno adattate ai cambiamenti climatici. A livello nazionale si sta completando un piano nazionale più operativo proprio per affrontare il cambiamento che avverrà da qui a breve e che già stiamo vivendo, ma non basta. E’ necessario che ci si muova anche a livello dei singoli comuni, perché nel momento in cui il meteorologo fa delle previsioni e la Protezione Civile emana un’allerta, in ultima analisi sono il sindaco e suoi collaboratori che sanno dove la pioggia potrebbe fare danni e dove no, perché sono loro a conoscere i singoli territori e dunque a poter valutare“.