Luca Parmitano è a bordo della Stazione Spaziale da poche ore e un po’ di riposo e’ d’obbligo, anche se per l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) non sara’ facile resistere alla tentazione di mettersi subito al lavoro nella missione Beyond, considerando le tantissime novità che lo aspettano, fra il ruolo di comandante, le passeggiate spaziali e l’arrivo in novembre delle prime navette costruite dai privati per portare uomini nello spazio: la Crew Dragon della SpaceX e la Starliner della Boeing. Dopo un lancio perfetto e un viaggio di sei ore senza problemi, la navetta Soyuz MS-13 si e’ agganciata alla Stazione Spaziale alle 00,48 del 21 luglio e, dopo oltre due ore di preparativi, finalmente si e’ aperto il portello. Erano passate da poco le 3 del mattino e il primo a entrare e’ stato il comandante della Soyuz, il russo Alexander Skvortsov della Roscosmos, seguito dall’americano Andrew Morgan della Nasa e quindi da Luca Parmitano, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). “E’ fantastico essere qui“, ha detto a tutti AstroLuca dopo i saluti e gli abbracci ai colleghi che li aspettavano a bordo della Stazione Spaziale, l’attuale comandante Aleksej Ovinin e gli americani Nick Hague e Christina Koch. Poi i saluti alle famiglie, in collegamento con il Centro di controllo di Mosca. Per Parmitano c’erano la moglie Kathryn e le figlie Sara e Maia, di 12 e nove anni. Erano emozionate e felici, ma sanno che per AstroLuca il suo lavoro è un’attività normale.
Se andare nello spazio in futuro non avrà probabilmente più nulla di eccezionale, la missione Beyond di eventi fuori dall’ordinario ne prevede molti. Il primo e’ il ruolo di comandante: Luca Parmitano sara’ il primo italiano ad averlo in autunno, quando guiderà la Expedition 61, e il terzo europeo dopo Frank De Winne e Alexander Gerst. Ci sono poi le passeggiate spaziali: se saranno quattro o cinque e se AstroLuca parteciperà a tutte si saprà quando tutti i cargo avranno portato a bordo i materiali necessari alle operazioni, ma e’ già una certezza che saranno passeggiate ancora più acrobatiche e avventurose di quelle che hanno permesso di riparare il telescopio spaziale Hubble.

In terzo luogo ci sono gli esperimenti, destinati a raccogliere dati utili a pianificare il futuro dell’esplorazione spaziale riducendo al minimo i rischi per l’uomo. C’e’ anche il robot Cimon, un sistema di intelligenza artificiale che fara’ compagnia ad AstroLuca osservandone le emozioni. Infine sara’ Luca Parmitano ad accogliere le prime due navette private con uomini a bordo. Il 15 novembre e’ attesa la Crew Dragon, in un volo di prova con i veterani Bob Behnken e Douglas Hurley: una breve visita perché il 22 novembre la navetta e il suo equipaggio dovranno rientrare sulla Terra. Poi e’ attesa la Starliner della Boeing, che dovrebbe agganciarsi alla Stazione Spaziale il primo dicembre; anche qui a bordo tre veterani come Mike Finke, Nicole Mann e Chris Ferguson.
Spazio, a settembre arriva un trio inedito di astronauti: grande attesa per l’americana Jessica Meir
Un trio inedito quello che raggiungera’ Luca Parmitano e il resto dell’equipaggio sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) dal prossimo 25 settembre. L’americana Jessica Meir, 42 anni, reclutata nella classe di astronauti della Nasa del 2013, effettuera’ a settembre il suo primo lancio in orbita. E’ ansiosa di fare una passeggiata spaziale e punta ad essere la prima donna sulla Luna. Ha un dottorato in biologia marina ottenuto presso la Scripps Institution of Oceanography di San Diego e al momento della selezione della Nasa lavorava come professore assistente di anestesia alla Harvard Medical School. Ha studiato la fisiologia degli animali in ambienti estremi ed ha partecipato a missioni subacquee nell’Antartico e in Belize. Sara’ copilota del razzo Soyuz – che dal cosmodromo russo di Baikonur, in Kazakhstan, sara’ lanciato sull’Iss – insieme al russo Oleg Skripochka, 49 anni, un veterano della stazione orbitante, dove e’ stato nel 2010, 2011 e nel 2016 per un totale di 331 giorni, 12 ore e 30 minuti. Skripochka ha lavorato presso la Space Corporation russa prima di diventare astronauta e si e’ laureato alla Bauman State Technical University di Mosca in ingegneria meccanica. La sua passione, oltre allo spazio, e’ il paracadutismo. Il terzo astronauta e’ Hazza Al Mansouri, che sara’ il primo degli Emirati ad andare nello spazio e il primo arabo sulla Stazione spaziale internazionale dove restera’ 8 giorni, fino al 3 ottobre. Si e’ laureto presso l’universita’ Khalifa Bin Zayed Air ed e’ stato pilota collaudatore prima di diventare astronauta. Ha 31 anni e 4 figli con i quale intende condividere questa esperienza che vive come “un grande onore e una grande responsabilita'”.
Missione Beyond, da ottobre per Parmitano arrivano le passeggiate spaziali: una grande sfida per la missione Beyond

Per l’astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Luca Parmitano, la missione Beyond rappresenta una grande sfida, non solo perche’ da ottobre diventera’ il primo comandante italiano della Stazione spaziale internazionale (Iss), ma anche perche’, proprio nella seconda parte della spedizione, sara’ impegnato in una serie di passeggiate spaziali “mai realizzate prima”. A raccontare all’Agi la complessita’ di questo lavoro e’ Franco Ongaro, direttore centro Esa/Estec Tecnologia, ingegneria qualita’, arrivato a Baikonur per assistere al lancio della Soyuz MS-13, che portera’ Luca e gli altri membri dell’equipaggio – il russo Alexander Skvortsov e l’americano Andrew Morgan – sulla Stazione orbitante intorno alla Terra. Ongaro e’ un esperto di sfide nell’esplorazione spaziale: e’ grazie ai ricercatori del centro Esa che dirige a Keplerlaan, in Olanda, che si e’ riusciti a stampare in 3D pelle e ossa, un traguardo che in prospettiva servira’ a realizzare veri e propri ‘pezzi di ricambio’ biologici per gli astronauti, impegnati nei lunghi viaggi verso Marte. “Andrew e Luca”, ricorda Ongaro, “si sono allenati 100 ore in vasca e sono gli unici dell’equipaggio, addestrati per compiere le attivita’ extraveicolari (Eva) previste per riparare l’Alpha Magnetic Spectometer 2 (Ams)”, il cacciatore di antimateria e di materia oscura. “Si tratta di uno dei piu’ sofisticati strumenti di analisi di particelle, che sta dando dati molto importanti per capire l’origine dell’Universo”, spiega. L’Ams pesa sette tonnellate e mezzo e quando e’ stata progettata non era prevista la sua riparazione in orbita. Da qui, secondo Ongaro, “l’enorme difficolta'” che rappresentano queste attivita’ extraveicolari. Prima di tutto, le modalita’ in cui si opera sono difficilissime: “E’ come fare l’idraulico a casa, ma con i guanti da astronauta, senza contare poi che l’Ams 2 e’ particolarmente distante dai moduli della Iss e in una posizione piuttosto scomoda”. Se tutto verra’ confermato, perche’ nello spazio non si da’ nulla per scontato, Luca e Andrew concentreranno le loro passeggiate spaziali sulle operazioni di manutenzione dell’Ams, mentre altre eventuali Eva saranno compiute da Skvortsov. “Non vogliamo che si danneggino le loro tute e i loro guanti in altre operazioni, il che significherebbe vanificare il loro allenamento”, sottolinea Ongaro. “C’e’ grossa pressione per far riuscire queste Eva”, dichiara, avvertendo che “l’unica cosa, che potrebbe andare storta e’ che non arrivi in tempo il pezzo per l’Ams da sostituire” . Si tratta di una pompa, che deve arrivare con Cygnus, la capsula per i rifornimenti della Iss. Se tutto va come previsto, conclude Ongaro, Parmitano potrebbe uscire nello spazio “verso ottobre”.
Missione Beyond, sull’ISS esperimenti mai visti

La missione Beyond dell’Esa, che ha riportato l’astronauta Luca Parmitano sulla Stazione spaziale internazionale (Iss), rappresenta una prima importante per l’Agenzia spaziale italiana (Asi). “E’ la prima volta che nel corso di una missione europea, con a bordo un astronauta italiano, abbiamo un set di esperimenti tanto ricco”. A spiegarlo all’Agi e’ Gabriele Mascetti, a capo dell’unita’ Volo umano e microgravita’ dell’Asi, arrivato anche lui a Baikonur per assistere al lancio della Soyuz, con cui Parmitano e gli altri membri dell’equipaggio della Expedition 60/61 andranno a fare ricerca in quel laboratorio, orbitante intorno alla Terra, che e’ la Iss. “Abbiamo stipulato una serie di accordi per incrementare la possibilita’ di utilizzo della Stazione e per offrire alla nostra comunita’ di ricerca piu’ possibilita’ di portare hardware ed esperimenti a bordo”, racconta Mascetti. L’Asi ha gia’ in vigore un importante accordo bilaterale con la Nasa, che conferisce un particolare status all’Italia a bordo della Iss, ma questa volta si e’ fatto un passo avanti. “Abbiamo siglato un accordo diretto con i russi di Roscosmos, che ospiteranno nel loro segmento un nostro esperimento, di cui poi condivideremo i risultati”. Nello specifico, si tratta di ‘Mini-Euso’ (Multiwavelength Imaging New Instrument of Extreme Universe Space Observatory): un telescopio sensibile di nuova generazione per lo studio ed il monitoraggio di emissioni notturne in banda ultravioletta di origine terrestre, atmosferica e cosmica. Ci sono poi tre esperimenti, che Asi realizzera’ in virtu’ di un accordo stipulato con Esa, anche qui “una prima assoluta, perche’ verranno utilizzate risorse europee per esperimenti scelti da Asi sulla base delle sue strategie di ricerca”, spiega Mascetti. Tra questi vi e’ ‘Acoustic Diagnostics’, che riguarda le misurazioni dell’apparato interno dell’orecchio e che valutera’ eventuali danni del sistema uditivo degli astronauti. Con ‘Nutriss’, invece, sara’ monitorata costantemente la massa e la composizione corporea di Parmitano con l’obiettivo di far luce sulla fisiopatologia dei cambiamenti nella composizione corporea, durante il volo spaziale a lungo termine. Infine, altri due esperimenti saranno condotti con risorse americane: ‘Xenogriss’ e ‘Lidal’. Il primo, ideato da studenti fiorentini, mandera’ a bordo girini di Xenopus, usati come modello per valutare se in questi animali i processi di accrescimento e rigenerazione sono influenzati dalla forza di gravita’. Il secondo, gia’ in corso su Iss, serve a definire le necessarie contromisure volte a mitigare i possibili danni dovuti alla radiazione, durante permanenze umane nello spazio. “Sono 50 anni che sappiamo sopravvivere in bassa orbita terreste”, conclude Mascetti, “ora vogliamo andare piu’ lontano e la ricerca ci serve per affrontare le sfide che, dal punto di vista fisiologico e tecnologico, comporta puntare verso la superficie della Luna e Marte”.


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