Missione spaziale Apollo 11, quella notte mio padre si è salvato: così siamo nati “figli della Luna”

Missione spaziale Apollo 11, una storia da brividi nella notte del 50° anniversario dello Sbarco sulla Luna

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Era una calda notte d’estate e in paese tutti erano incollati davanti alla televisione per la prima maratona TV della storia che avrebbe raccontato lo sbarco sulla Luna. Non si parlava d’altro da giorni, l’attesa era diventata eccitante, neanche l’esplosione di Eddy Merckx al Tour de France riusciva a distogliere l’attenzione dalla conquista spaziale. I ragazzi erano impegnati in una partita del torneo di calcio, sentitissimo in tutta la vallata, ma l’orario era stato anticipato per avere il tempo di tornare a casa prima dell’inizio delle operazioni “clou” della Missione spaziale Apollo 11. E quei ragazzi hanno vinto, come quasi sempre succedeva, a suon di gol. Sono andati a festeggiare e sono tornati a casa giusto in tempo per sentire le urla di Tito Stagno e ammirare il volto entusiasta di genitori, amici e parenti radunati tutti insieme nelle poche case che avevano già la televisione.

Mio padre, però, si attardò: era uno dei pochi a guidare e, con la preziosa e rara auto di Lello, il medico del paese e della squadra, scese in città per accompagnare un compagno che saliva dal mare, il portiere. Aveva 25 anni mio padre quella notte, e faceva il compleanno proprio il 20 luglio. Dopo aver lasciato a casa il portiere, si convinse a lasciare il volante all’amico Vincenzo, 23enne e neopatentato. Non aveva mai guidato prima, ma erano molto amici e aveva insistito tanto. Dopotutto avevano vinto la partita, lui faceva il compleanno e c’era lo sbarco sulla Luna: sarebbe mai potuto andare storto qualcosa?

Superate le titubanze iniziali, anche perchè a furia di prediche e suppliche stavano per perdersi l’allunaggio, ha ceduto. Guida Vincenzo e prendono la strada per tornare a casa. E’ notte, buio pesto. Le strade dei borghi di montagna del Sud Italia nel 1969 erano sprovviste di ogni tipo di illuminazione. E il percorso è tortuoso, con curve e tornanti a strapiombo sulle vallate. Ed è qui che succede il peggio. Vincenzo sbaglia una curva, Gaetano se ne accorge troppo tardi, sterza il volante ma l’auto precipita giù. Per fortuna di fianco, grazie alla sterzata in extremis, altrimenti sarebbe andata proprio frontale. Fatto sta che si capitombola più volte, precipita a valle per quasi 100 metri e si schianta con violenza su un grosso castagno. Gaetano e Vincenzo non sono più lì dentro: erano già stati sbalzati fuori dall’abitacolo, e per questo si sono salvati. Hanno fatto un volo spaventoso, perso le scarpe e strappato i vestiti, finendo su ricci di castagne e rovi di siepi. E’ calato il silenzio e hanno iniziato a chiamarsi. “Vincenzo“, “Gaetano“. Riuscivano a sentirsi l’un l’altro. Pensavano di essere in paradiso. Invece erano ancora vivi. Si ricongiungono. Vincenzo è quello messo peggio, Gaetano decide di arrampicarsi sulla strada per chiamare i soccorsi. C’è un piccolo borgo vicino, ma deve arrivarci e non è semplice. Intanto dal borgo hanno visto tutto: c’era molto caldo, erano tutti all’aperto e due fari di auto che precipita in un burrone non passano inosservati. Si stanno già organizzati per i soccorsi. Quando Gaetano riesce ad arrampicarsi fino alla strada, chiama la loro attenzione. Si incontrano, riesce a dirgli che c’è l’amico Vincenzo mal ridotto a valle e sviene. Si risveglierà sul marciapiede della borgata con le anziane del posto che gli fanno sentire i sali e gli odori. Intanto Vincenzo tenta l’arrampicata a sua volta, “chissà se arriverà mai qualcuno” deve aver pensato. Quando i soccorritori arrivano sul posto, iniziano a chiamarlo ma lui non riesce a rispondere. E’ disidratato, impaurito, affaticato. Non ha la forza di far uscire la voce. Arriva in strada, si corica mentre lo cercano a valle tra i rovi. Passa molto tempo, ormai smettono di chiamarlo e mentre stanno cercando il suo corpo convinti di ritrovarlo senza vita, lui trova la forza di urlargli “sono quassù“. E sviene.

Arriveranno in paese a notte fonda, da mamma e papà. Lo sbarco sulla Luna passa in secondo piano. Gaetano e Vincenzo si sono salvati, Lello apre l’ambulatorio per curarli con amore. Pazienza per l’auto. Vincenzo aveva bisogno di punti per una profonda ferita in un braccio, Gaetano aiuta Lello nell’operazione finchè non si sente mancare di nuovo. Sua sorella Maria dopo 50 anni gli sta ancora togliendo qualche spina di riccio e di rovi: ne aveva migliaia, ovunque.

Per lo sbarco sulla Luna e la missione Spaziale Apollo 11 si sono emozionati lo stesso. Il giorno dopo, con i brividi di quell’incidente e di una salvezza fatale voluta magari anche dal nostro satellite spaziale. Erano due ragazzi giovanissimi, calciatori appassionati, poi si sono entrambi specializzati in materie scientifiche e hanno dedicato la loro vita alla fisica, ai trasporti, alla chimica. Si sono sposati, hanno fatto noi figli, anche un po’ “figli dello sbarco sulla Luna“.

Già, perchè mentre Neil Armstron diceva “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind“, chissà quanti normali avvenimenti d’umanità accadevano sulla Terra. Chissà quanti parti, chissà quante morti. Chissà quante gioie, chissà quanti dolori. E noi siamo nati proprio lì, perchè siamo una generazione di figli della Luna. Ecco perchè vogliamo spingerci oltre. Beyond, come la msisione di Parmitano che parte proprio oggi per la Stazione Spaziale Internazionale: è il primo comandante italiano della Storia. E poi ci sarà Marte, Titano, Encelado. Il grande viaggio per l’esplorazione dello Spazio è soltanto iniziato in quella notte di 50 anni fa in cui si è salvato papà.

Buon compleanno Gaetano.