Clima, l’Onu avverte: “Per evitare una catastrofe bisogna fermare lo sfruttamento del suolo”

"Invece di utilizzare il suolo come alleato per combattere il riscaldamento globale, l'uomo lo sta trasformando in una delle principali cause di inquinamento dell'atmosfera con gas ad effetto serra"

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Invece di utilizzare il suolo come alleato per combattere il riscaldamento globale, l’uomo lo sta trasformando in una delle principali cause di inquinamento dell’atmosfera con gas ad effetto serra. Lo ha spiegato il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), riunito a Ginevra per ultimare un importante rapporto da sottoporre alle delegazioni di 195 paesi. Gli scienziati avvertono che per impedire una catastrofe climatica urge fermare lo sfruttamento eccessivo dei suoli. In effetti le sterminate attività umane – dall’agricoltura alla pastorizia – stanno gravemente danneggiando la superficie terrestre, deteriorando suoli, disboscando, facendo espandere i deserti ed eliminando la biodiversità.

E i dati portati a Ginevra parlano chiaro: ad oggi agricoltura e disboscamento sono responsabili di un quarto di tutte le emissioni di gas ad effetto serra. L’atteso documento di mille pagine, in uscita nei prossimi giorni, sarà l’analisi scientifica piu’ dettagliata mai realizzata sulle capacità dell’uomo a rispondere in futuro ai propri fabbisogni, alimentari ma non solo. Vertera’ su cambiamenti climatici, desertificazione, deteriorarsi dei suoli, gestione sostenibile dei terreni, sicurezza alimentare e flussi di gas ad effetto serra negli ecosistemi.

Oltre ad inquinare il pianeta con 25-30% di gas ad effetto serra, l’agricoltura utilizza anche un terzo di tutte le terre emerse e i tre quarti delle riserve di acqua dolce del pianeta, destinate ad aumentare con il numero crescente di abitanti. Una delle sfide centrali prese in esame dagli scienziati è la capacita’ a nutrire una popolazione sempre piu’ numerosa senza distruggere irrimediabilmente la natura. In base alle attuali abitudini alimentari, dare da mangiare a 9,8 miliardi di persone nel 2050 richiederebbe “56% di cibo in piu’ rispetto al 2010, quindi una superficie di 6 milioni di chilometri quadrati dovra’ essere disboscata e convertita all’agricoltura e alla pastorizia”, valutano gli scienziati, sottolineando che “questo non e’ piu’ un sistema alimentare sostenibile”. Ridurre gli sprechi alimentari, optare per una dieta piu’ sana e eco-sostenibile, ottimizzare l’utilizzo delle terre, rivedere il sistema di produzione di cibo industriale e modificare lo sfruttamento delle risorse anche per arginare il riscaldamento globale: sono alcune delle soluzioni proposte dagli esperti Onu, che nel rapporto in uscita suggeriranno per l’utilizzo delle terre la ricerca di “compromessi”.

Tra le ipotesi ventilate la coltura di piante a bio-carburanti in grado di captare e stoccare CO2 per poi trasformarla in energia. Tra gli scienziati c’e’ chi suggerisce di piantare miliardi di ettari di foreste per ridurre le emissioni inquinanti fino al 25%, ma altri piu’ critici sottolineano che sono necessari decenni prima che gli alberi raggiungano la loro capacita’ massima di assorbimento dell’anidride carbonica. Per molti il rimboschimento puo’ aiutare ma “non esiste una soluzione basata sulla sola natura. Bisogna proseguire gli sforzi per ridurre la dipendenza dell’economia mondiale dalle energie fossili” sottolinea Myles Allen, professore a Oxford.

“La questione e’ sapere quali terre utilizzare e soprattutto come. Piantare alberi nella savana potrebbe anche essere dannoso. E poi dobbiamo conservarne a sufficienza per dare da mangiare ad una popolazione crescente”, argomentano Kate Parr e Caroline Lehmann, delle Universita’ di Liverpool e Edimburgo. Nell’ultimo documento pubblicato lo scorso ottobre il gruppo di esperti aveva proposto diversi scenari per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, puntando sul procedimento di assorbimento del CO2 da suoli e foreste. In prospettiva non bastera’ la semplice riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per rispettare il contratto. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico e’ il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale.