La decisione del padre delle gemelle siamesi ‘inseparabili‘, Marieme e Ndeye, di non sottoporle a Londra ad una complessa operazione per dividerle perché una delle due potrebbe morire, “è stata molto sofferta. Ma sono padre anch’io, e la condivido. E’ impossibile decidere chi salvare, se ci fossero state più chance avremmo cercato di influenzare in modo costruttivo la scelta del genitore. Ma non ci sono”.
A parlare all’Adnkronos Salute è Paolo De Coppi, chirurgo pediatrico del Great Ormond Street Hospital di Londra, che ha seguito il caso delle gemelle ricoverate fino a qualche tempo fa nella struttura. La sofferta decisione presa da padre, Ibrahima Ndiaye, sta facendo molto discutere.

Le gemelline, nate in Senegal, condividono il fegato, l’apparato digerente e l’intestino. “E’ vero, la decisione del papà è stata molto sofferta, ma la mia équipe è sempre stata vicina ai genitori – ricorda De Coppi – il paziente non è solo il bambino ma la famiglia, il piccolo non ha facoltà di decidere per cui sarebbe inutile lavorare intorno al bambino se non si lavora con i genitori. Penso che molti medici cerchino di far questo, non succede sempre è vero, ma anche in Italia conosco realtà come il Bambino Gesù, dove si lavora con questo atteggiamento”.
Il Great Ormond Street Hospital di Londra “ha esperienza di gemelli siamesi sin dagli anni ’80 – evidenzia De Coppi – ogni anno abbiamo 1-2 casi come questo. Dal 1985 sono state curate 36 coppie di gemelli siamesi, quindi abbiamo la casistica mondiale più ampia. L’incidenza di questi casi è di 1 su 200 mila ed è leggermente più comune per le bambine. Se la separazione avviene in condizioni pianificate, i risultati sono molto buoni, la sopravvivenza è alta –conclude – Se invece si operano in condizioni di emergenza hanno una percentuale di sopravvivenza del 30-35%. Una volta separati, comunque, i gemelli siamesi possono avere una vita quanto più vicina alla normalità”.
