Incendi in Africa, l’Angola non ci sta: “Non paragonateci al Brasile”

Gli incendi boschivi in Africa, e in particolare in Angola, sono molto peggio che in Amazzonia? Gli africani non sono di questo parere

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Gli incendi boschivi in Africa, e in particolare in Angola, sono molto peggio che in Amazzonia? Il paragone è stato diffuso sui social e lo ha cavalcato anche il ministro dell’Ambiente brasiliano, Ricardo Salles, accusando il presidente francese Emmanuel Macron di ignorare volutamente questo fatto. Tuttavia gli africani non sono di questo parere: l’Angola ha diffuso un comunicato per spiegare che gli ‘incendi‘ nel paese africano sono in realtà campi bruciati per prepararli alla coltivazione o fuochi per produrre carbone vegetale.

A confutare il paragone è anche il professor Harold Annegarn, esperto di energia e ambiente, nonché docente della North Western University di Johannesburg, uno degli ideatori del sistema di satelliti della Nasa per il monitoraggio degli incendi, che ha fornito i dati e le immagini circolati sui social. In questa stagione dell’anno, ha detto all’agenzia stampa tedesca dpa, gli incendi sono “la norma” nell’Africa subsahariana. Avvengono inoltre in regioni molto più secche, non le foreste pluviali come in Amazzonia.

“E’ un fenomeno naturale al quale gli ecosistemi africani si sono adattati”, dice il professore, spiegando che i fuochi sono dovuti a pratiche agricole e di caccia e possono creare problemi se vanno fuori controllo, ma non sono necessariamente “catastrofici”.

A spiegare che gli incendi africani sono spesso legati a pratiche agricole è anche un lungo comunicato diffuso dall’ambasciata dell’Angola. “Le occorrenze rilevate dal satellite del MODIS (Spettro radiometro moderato per la definizione dell’immagine) – se utilizzate soltanto come statistiche (numero di casi) possono portare ad una drammatizzazione della situazione e informare male i più incauti, poiché le informazioni che fornisce il MODIS mancano sempre di una verifica in situ, al fine di valutare quali occorrenze devono essere considerate e quali scartate in funzione della loro ampiezza”, nota l’ambasciata.

“Succede –prosegue il comunicato- che in quest’epoca dell’anno in varie regioni del nostro Paese ci siano roghi che la popolazione contadina utilizza nella fase di preparazione delle terre per la coltivazione, visto l’approssimarsi della stagione delle piogge, pratica che nonostante non sia la più consigliabile è usuale, secolare. D’altro canto esiste una significativa produzione di carbone vegetale in quasi tutte le province”.

“Pertanto può succedere che il MODIS registri vari piccoli fuochi risultanti dalla preparazione delle terre per l’agricoltura. D’altro canto, dato che per la produzione del carbone i forni possono durare dalle due alle sei settimane, il MODIS registrerà tutti i giorni che un forno è in funzione come se di trattasse di differenti e successivi roghi“, puntualizza il comunicato, sottolineando l’impegno del governo angolano presso le le popolazioni rurali “al fine di infondere in loro i concetti e le conoscenze necessarie per la gestione sostenibile delle foreste comunitarie”.

Fra questi viene citato un progetto in corso per il “carbone vegetale sostenibile” che da due anni coinvolge le comunità dei villaggi nelle Province di Cuanza Sul e Humbo (corridoio stradale Luanda-Huambo), aree di elevato indice di deforestamento. Il comunicato angolano ammette che c’è ancora molto da fare per preservare le foreste dagli incendi. E si conclude con un ringraziamento del ministero dell’Ambiente di Luanda, per “tutti coloro che reclamano la protezione delle nostre foreste”. Riconosciamo “che è necessario intervenire con efficacia nella prevenzione dei roghi“, nota il ministero, concludendo che “la situazione dei roghi nel nostro paese non sta assumendo proporzioni incontrollabili come si è tentato di far credere”.