Amazzonia, non brucia solo una foresta. Sono in gioco anche il modello di sviluppo e il rispetto delle popolazioni indigene, come afferma Papa Francesco nella Laudato si’ e in vista del prossimo Sinodo. Ed e’ questa la considerazione da cui parte l’antropologa dell’Universita’ Cattolica Anna Casella, in un approfondimento sul sito dell’Ateneo. “In Brasile – sottolinea – l’Amazzonia e’ da sempre il terreno di confronto e scontro tra due diverse mentalita’: queste non riguardano solo la gestione dell’ambiente e lo sfruttamento agricolo o delle risorse, ma si estendono fino a comprendere temi di convivenza sociale come il rapporto tra i brasiliani di origine europea e gli indigeni.
Riguardano la visione dell’ ‘identita” culturale che, per molti brasiliani, non comprenderebbe la radice indigena, e nemmeno quella nera. E riguarda la concezione della politica internazionale con l’emergere di chi pensa all’Amazzonia in termini di sovranita’ nazionale (oggi di ‘sovranismo’)”. Nello specifico, afferma l’antropologa, “nei confronti degli indigeni l’ostilita’ e’ alquanto palpabile: si lamenta il fatto che dispongano di molta terra che non rendono produttiva, che vivano secondo modelli sociali “arcaici”, che non contribuiscano allo sviluppo sociale ed economico. Il dramma e’ che a diversi decenni di distanza dalla Costituzione del 1988 che riconosceva il debito culturale nei loro confronti questo sia divenuto l’atteggiamento delle istituzioni: lo stesso Bolsonaro si e’ di recente espresso in questo senso”. “Infine- conclude Casella – la questione della sovranita’ sull’Amazzonia diventa il pretesto per sostenere teorie “sovraniste” secondo le quali chi manifesta preoccupazione per il suo destino ha ragioni nascoste di “controllo” sulla regione e sulla nazione. In questo senso si possono leggere le accuse di opportunismo che Bolsonaro ha lanciato verso Germania e Norvegia criticando la decisione di sospendere i contributi per la tutela della foresta e la sprezzante replica di non avere bisogno dei soldi”.


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