Massima attenzione in Siberia, dove gli incendi stanno divorando migliaia di ettari di taiga: in azione, per scongiurare il disastro ambientale, anche l’aviazione militare russa. La forza è distribuita per terra e per mare: all’aeroporto di Krasnojarsk sono giunti dieci Iliushin-71 che saranno affiancati da dieci elicotteri anti-incendio. Ogni Iliushin-71 è in grado di trasportare 42 tonnellate di acqua. Via terra sono invece impiegati più di 800 vigili del fuoco.
Il problema è stato al centro di una telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin: il presidente Usa ha offerto l’aiuto dell’America alla Russia, esprimendo “preoccupazione per i vasti incendi che stanno colpendo la Siberia”. Putin sta valutando positivamente tale aiuto, visto oltretutto come segnale di un possibile miglioramento nelle relazioni tra i due Paesi.
Al momento, stando ai dati ufficiali, l’area interessata dagli incendi è arrivata ieri a 3 milioni di ettari anche se ufficiosamente si parla di ben 3,3 milioni di ettari. La maggior parte dei roghi si trovano in zone difficilmente raggiungibili: gli incendi più grandi sono in Yakuzia e nella regione di Krasnodar, seguiti dalla regione di Irkutsk dove bruciano circa 700mila ettari. In queste aree è stato dichiarato lo stato di emergenza.
La situazione sembra complessa anche sul lungo termine: il lungo periodo di siccità, i pochi mezzi di prevenzione e le elevate temperature hanno infatti generato una dinamica pericolosa e difficile da controllare, come spiegato all’agenzia Ria Novosti.
Una lotta combattuta anche dagli sciamani locali, esponenti di vari gruppi etnici dell’immenso Oriente russo. Secondo l’agenzia Interfax gli sciamani di diversi gruppi etnici – i Mari, i Komi, gli Yajuti – hanno aderito all’idea di invocare la pioggia per contrastare l’emergenza e da oggi anche loro entrano in azione.


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