Riapre la caccia e il Wwf Calabria lancia un appello, “la fauna è in pericolo, occorre tutelarla”. Di seguito il comunicato stampa delle O.A. del WWF in Calabria:
“Se fosse possibile, la Legge 157 del 1992 sulla “Tutela della fauna selvatica e la disciplina dell’esercizio venatorio” in Calabria dovrebbe essere ribattezzata “legge per la tutela della caccia a discapito della fauna selvatica”. Finché dura.
Non che in passato avessimo nutrito dubbi sull’unità di intenti tra ente regionale e mondo della caccia, ma mai come quest’anno tale rapporto ha raggiunto vertici di puro idillio, con reciproche sviolinate e plauso generale. Peccato che da questo infelice connubio a farne le spese saranno come sempre uccelli e mammiferi che avranno la sventura di bazzicare in Calabria tra il primo settembre (data di apertura anticipata) e il 10 febbraio (data di chiusura posticipata): ben cinque mesi e passa di guerra di aggressione in cui a scendere in campo, anche nei terreni di proprietà altrui, sarà solo un esercito bene armato e il resto bersagli viventi da fucilare per passatempo. Il calendario venatorio emanato dalla Regione ha infatti concesso generosamente tre giornate di anticipo rispetto alla data del 15 settembre fissata dalla legge. La Regione non ha tenuto conto neppure del divieto sancito dall’art. 18 comma 1 bis, lettera b della legge relativamente al periodo della nidificazione e della dipendenza dei piccoli. E chi se ne frega se tale preapertura avviene senza uno straccio di quell’ “adeguato piano faunistico” che invece richiede la legge per le singole specie di cui si intenda anticipare la caccia. Resta solo la ridicolaggine di chiamare “piano faunistico” quella carta straccia vecchia di 16 anni, prorogata per decreto, il cui valore “faunistico” è meno di zero. Quanto al parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), cosa volete che capiscano quei quattro “studiosi da tavolino” che invitano a non sparare anticipatamente alla tortora perché in declino? Lo stesso dicasi per “ l’eroica resistenza” della Regione alla nota del Ministero dell’Ambiente con cui si invitavano le regioni a vietare la caccia al Moriglione e alla Pavoncella in quanto specie in diminuzione, o per il prolungamento della caccia agli acquatici e ai tordi fino al 30 gennaio (anziché chiuderla al 20), della beccaccia fino al 20 gennaio (anziché chiuderla alla fine di dicembre): ben nove pagine di osservazioni critiche dei tecnici dell’Istituto Scientifico, respinte dalla Regione Calabria secondo le indicazioni dei loro fidati consiglieri. Stando al calendario venatorio, la Calabria infatti pullula di animali pronti ad essere fucilati –pardon- “prelevati”, e siccome Gazze e Cornacchie, prede notoriamente ambite dai cacciatori (?), rappresentano l’altra piaga dell’ambiente, via libera agli appostamenti fino al 10 febbraio.
Se poi si dovesse scambiare un tordo o una beccaccia per una “pica”, nessun problema: la probabilità di essere pizzicati da una guardia venatoria è inferiore a quella di vincere la lotteria.
E allora per una questione di coerenza, la stessa definizione di fauna selvatica quale “patrimonio indisponibile dello Stato tutelato nell’interesse della comunità nazionale internazionale”, dovrebbe cambiare in “patrimonio a disposizione dei cacciatori, nell’interesse esclusivo della categoria”. Ma queste questioni terminologiche interessano poco o niente. Quel che conta è la sostanza: dal primo settembre ciò che prima volava libero nei nostri cieli, può essere ammazzato con la benedizione della Regione Calabria.”


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