Terremoto, gli architetti italiani: “Grave la mancanza di una strategia per la ricostruzione”

"E' grave la mancanza, ad oggi, di una strategia che, al di là della mera ricostruzione fisica degli edifici, punti innanzitutto alla creazione di un nuovo sistema socio economico"

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“I presidenti delle quattro Regioni interessate al terremoto del 2016 e 2017 e i politici locali siano promotori, anche con iniziative radicali, di una significativa svolta nella ricostruzione: è grave la mancanza, ad oggi, di una strategia che, al di là della mera ricostruzione fisica degli edifici, punti innanzitutto alla creazione di un nuovo sistema socio economico il solo che può costituire il vero motore della ripresa, rappresentare una alternativa di vita per le popolazioni ed attrarre chi non tornerà pi se non si creano le condizioni di stimolo a ritornare”.

Foto Mario Sabatini – LaPresse

Lo ha detto il presidente degli architetti italiani, Giuseppe Cappochin, al termine dell’incontro del consiglio nazionale con gli ordini delle province di Ancona, Fermo, Macerata, Ascoli Piceno, Perugia, Terni, L’Aquila, Teramo, Rieti. A quasi tre anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia, gli architetti hanno lanciato da Camerino un nuovo allarme sui ritardi, le problematiche e le forti criticità, che stanno compromettendo le attivita’ di ricostruzione e di messa in sicurezza di edifici e territori. Secondo Cappochin, “purtroppo la ricostruzione sta diventando il terreno di scontro politico, che impedisce una lucida visione a medio e lungo termine del futuro dei territori del cratere a livello paesaggistico, economico, sociale, culturale e – non da ultimo – demografico, necessaria per esaltarne le tante peculiarità storiche e ambientali e per impostare, quindi, la confluenza di risorse finanziarie nazionali ed europee attraverso le Regioni”. “Visione – ha aggiunto il presidente nazionale degli architetti – che deve tener conto di come il sisma, in alcuni di questi territori, abbia rappresentato un effetto boomerang – ad esempio rispetto allo spopolamento – generando nuove difficoltà in situazione di già grave crisi”.

Molto difficile per gli architetti, in questa situazione, operare a favore delle comunità “in assenza di confronto e di una efficace interlocuzione istituzionale e barcamenarsi, di conseguenza, tra i cavilli burocratici e varie ordinanze”.Non si conosce ancora – hanno denunciato – quale sia l’iter dell’annunciata istituzione del tavolo tecnico sul sisma, con la partecipazioni dei rappresentanti degli ordini e dei collegi locali e quali siano le sorti dell’Osservatorio con i rappresentanti dei Consigli Nazionali, strumenti questi di fondamentale importanza per fissare regole formali e garantire trasparenza”.

Simone Fanini – LaPresse

Questa mancanza di informazioni “più volte richieste”, svilirebbe il ruolo fondamentale di interlocutore naturale svolto dai progettisti “che, invece, dovrebbero essere attori protagonisti del percorso della ricostruzione”. A titolo di esempio è stata citata l’esclusione dei progettisti dall’elaborazione dell’ordinanza chiese’, “un vero e proprio pasticcio burocratico nel quale l’intervento dei professionisti viene addirittura considerato privato anziché pubblico in funzione dell’importo dei lavori, con procedure del tutto improprie tanto per l’affidamento dell’incarico che dell’appalto quanto per la definizione della parcella”.

Paradossale” che i professionisti, “pur avendolo ripetutamente richiesto”, non siano a conoscenza del numero complessivo delle schede AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica), né del quadro conoscitivo delle schede Fast, “compromettendo cosi’ in modo significativo la possibilità di poter disporre di una visione complessiva per accelerare la ricostruzione”. “Permane quindi il dubbio – dicono gli architetti – se, per negligenza, manchino i dati oppure se non si voglia dare l’esatta dimensione del disastro: e ciò sarebbe gravissimo”.

LaPresse/Vincenzo Livieri

Rispetto poi ai mancati pagamenti ai progettisti impegnati complessivamente nella ricostruzione è stato chiesto “l’immediato sblocco del pagamento dell’acconto del 50% delle prestazioni di progettazione cosi’ come previsto dal decreto ‘Genova’. “Si tratta di cifre significative – ha concluso il presidente Cappochin – che risolleverebbero nell’immediato, e in parte, la situazione economica dei professionisti il 97% dei quali proviene proprio dalle aree colpite dal sisma”. In caso contrario, il rischio “non è solo quello di non trovare piu’ tecnici disposti a lavorare per la ricostruzione, ma di far morire l’economia degli studi professionali e della filiera ad essi collegata che attualmente è l’unica che sta sostenendo con le proprie forze l’avvio della ricostruzione”.