Trapianto di fegato dopo le metastasi da cancro al seno: primo intervento in Italia

Eccezionale intervento in Italia: primo caso di trapianto al fegato in una donna con metastasi derivanti da un tumore al seno

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“E’ stato effettuato per la prima volta in Italia, all’ospedale San Camillo di Roma, un intervento di trapianto di fegato su paziente con metastasi epatiche derivate da carcinoma mammario. Per noi questo ha una forte valenza simbolica, perché il caso della signora potrebbe aprire la strada ad interventi su altri casi simili”. Lo ha annunciato oggi in conferenza stampa Fabrizio d’Alba, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini.

L’eccezionale intervento, uno dei pochi casi al mondo, è stato eseguito dall’equipe diretta da Giuseppe Maria Ettorre, responsabile Polo Interaziendale Trapianti. La donna, spiega il professore, “aveva avuto a 30 anni un tumore al seno e dopo 10 anni delle metastasi epatiche, che sono state trattate con successo attraverso chemioterapia e radioembolizzazione. Questi trattamenti, che hanno risolto il problema delle metastasi, le hanno però fatto sviluppare una grave insufficienza epatica, o cirrosi”.  L’intervento, aggiunge il prof. Ettorre, “apre la strada a una nuova possibilità per donne affette da questa patologia”.

Sintomi tumore senoAlla conferenza stampa era presente anche Lelia Bizzicai, operata poco più di due settimane fa: la donna si trova in buone condizioni. “Averla qui presente con noi e con il sorriso, dopo averla vista sul letto di ospedale sofferente, ci riempie di gioia”, ha aggiunto Ettorre. Quindi il ringraziamento “a tutti quanti, e sono tanti, hanno partecipato personalmente a questa esperienza: personale medico, anestesisti, i colleghi del Policlinico Umberto Primo che hanno seguito la paziente per il problema oncologico e quelli della radiologia interventistica del San Camillo, che la ha trattata con radioembolizzazione per le metastasi al fegato”.

“Sono commossa e non posso che dire grazie, perché per me, dopo il trapianto, è iniziata una seconda vita“, ha spiegato Leila Bizziccari, la paziente 52enne. “Il 12 luglio, giorno dell’operazione, è diventato il mio secondo compleanno” – ha aggiunto – “Lo studio, la ricerca che c’è stata prima dell’intervento hanno avuto un valore fondamentale, ma questo epilogo non me lo aspettavo, è stato incredibile. E questo grazie a un’equipe affiatata che ha lavorato in sinergia, in ogni momento”.

“E’ andato bene ma è un caso unico, che non ci autorizza a dire che possa esser replicato su tutte le persone con questa patologia. Abbiamo messo a punto un protocollo sperimentale che verrà sottoposto all’Istituto Superiore di Sanità, per capire se diventerà qualcosa di estendibile ad altri pazienti o resterà caso unico. Comunque serve cautela”. Ha puntualizzato il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), Massimo Cardillo, alla conferenza stampa. La patologia oncologica fino ad a oggi è considerata controindicazione per trapianto, perché, precisa Cardillo, “i trapiantati debbono assumere farmaci immunosoppressori che nel paziente oncologico potrebbero determinare la ripresa della malattia“. Quel che è importante, conclude, “è anche continuare a lavorare sul versante delle donazioni perché più organi abbiamo più risorse disponibili abbiamo per andare ad esplorare risorse come questa”.